ATTACCO AL POTERE 3

Il Presidente “Trumble” e la Russia

La locandina del film “Attacco al potere 3 – Angel has fallen”.

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E’ sempre più facile capire la politica (e soprattutto la sotto-politica, o meglio il cosiddetto “deep state”) al cinema con dei buoni film, piuttosto che dai resoconti addomesticati dei media.

Oltre alla saga Marvel dei supereroi Iron Man, Thor, Capitan America, e poi Avengers, e poi l’ultimo bellissimo “Spiderman – Far from home”, di cui abbiamo già parlato, vi sono una serie di film d’azione, che contengono descrizioni molto realistiche e precise, a volte camuffate da nomi solo leggermente diversi da quelli reali, o da storie appena ritoccate rispetto a quelle vere, del potere negli USA e nel mondo, e soprattutto degli scontri e delle dialettiche tra questi poteri.

E’ il caso di questo “Attacco al potere 3 – Angel has fallen”, dove alla Casa Bianca abbiamo un Presidente che si chiama “Trumble”.

Ma c’è anche una bella storia di un rapporto contrastato fra padre e figlio, la ferita ancora aperta dei reduci dal Vietnam…

L’azione è molto coinvolgente, fino all’ultimo, e si intreccia alla perfezione con il vissuto personale dei protagonisti.

Da vedere.

NON ASPETTIAMO LA POLITICA, COMINCIAMO DA NOI, LA VERA RIVOLUZIONE E’ LA CULTURA

La positività eterna di Jovanotti

Jovanotti durante un concerto in una spiaggia.

E’ riuscito a fare una cosa nuova, in un mondo che ha fama di essere sempre autorinnovantesi, ma che è invece, spesso monotono, ripetitivo, e inchiodato alle regole del business.
Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, questa estate ha ribaltato la concezione del concerto, in particolare quello nei soliti palasport, decidendo di organizzare il suo tour estivo sulle spiagge italiane (ma sono previste puntate anche in montagna).
Un’idea geniale, anche se è un po’ l’uovo di Colombo, una cosa quasi ovvia, a cui nessuno però aveva mai pensato prima.
Si valorizzano così le splendide spiagge italiane, la musica si fonde col paesaggio e con la natura, ritrovando la sua carica primordiale, e si sensibilizzano i giovani sui problemi dell’ambiente, vivendo l’ambiente naturale (i ragazzi si organizzano per lasciare il posto pulito dopo il concerto).
Concerti scoppiettanti, lunghissimi, con inviti a rinfrescarsi (“ogni tanto fatevi un tuffo”), tanti ospiti, molti sorprendenti, come Toto Cutugno, che simboleggia l’unione tra giovani e meno giovani, molte cover, da Rino Gaetano (“Il cielo è sempre più blu”), a Franco Battiato, a Mango, a Bob Marley.
Stiamo insieme, confrontiamoci con tutti, soprattutto con chi ha opinioni diverse, facciamo popolo, siamo popolo, ritroviamo umanità e socialità.
Un artista unico, universale e comunicativo come nessuno, portatore di un messaggio al contempo spirituale e sociale, profondo e semplicissimo, che arriva a vecchi, adulti e bambini.
Riporto alcuni brani da una sua splendida intervista, pubblicata il 24 agosto su “La Repubblica – Robinson”.
“… Sono convinto che noi ci dobbiamo provare a realizzare la nostra libertà in questa vita qua… C’è una sola arma che ti può salvare: la cultura. Leggere libri, guardare film belli, andare in giro, aprirsi, imparare cose, sapere le tabelline, sapere le coniugazioni dei verbi… E’ l’unica arma. Perché l’arma legislativa è lenta. Quello che tu puoi fare è diventare una persona cosciente, consapevole, e questo lo acquisti leggendo. Se hai letto l’Eneide la tua visione dell’immigrazione è immediatamente diversa perché ti rendi conto che è la vita che funziona così. Che c’è un’epica delle migrazioni: la storia di una persona che si alza e decide di fare un viaggio pieno di pericoli è pura epica. Enea è tutti quelli che arrivano. E se non lo capisci sei vittima. Vittima di quelli che ti usano… non si parla alla pancia, si parla alla testa delle persone!… L’ignoranza non è una cosa positiva, è una disgrazia!… Non bisogna avere paura. Le nuove generazioni hanno molti mezzi a disposizione, possono essere davvero padrone della propria vita. E chi gli mette paura le sta usando… Non c’è mai stato un momento migliore per essere al mondo! Stanno succedendo un sacco di cose belle!… Dobbiamo parlare a tutti… insieme devono stare quelli che la pensano diversamente, che vengono da storie diverse…”.
Non aspettiamo la politica, non aspettiamoci che la politica ci risolva i problemi, mettiamoci in gioco come persone, cominciamo a costruire fra noi una consapevolezza superiore, come individui e come popolo.
Sulle singole questioni, si può non essere d’accordo con Jovanotti (ad esempio, pur essendo eterosessuale con famiglia, si è dichiarato favorevole alle unioni civili), ma il messaggio di cultura e di positività che sprigiona è esplosivo e contagioso.
Ed è una contagiosità buona, che va indubbiamente in direzione del bene.
Forza Jova, che Iddio ti dia energia per centocinquant’anni!

SPIDERMAN, ORWELL E L’ILLUSIONISMO “MAGICO”

“Far from home”, un film per grandi e piccini, che istruisce sui trucchi mediatici del potere

 

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Tutti i film con i supereroi della Marvel, specialmente dopo l’acquisto di questa da parte della Disney, hanno contenuti (al di là degli effetti speciali e dell’aspetto fantastico, ingredienti peraltro necessari per tutti i film che si presentino come “d’azione” o “d’avventura”) fortemente positivi e financo educativi, a mio parere.

Questo è anche il caso dell’episodio “Far from home” della serie Spiderman.

In questo episodio l’aspetto educativo, e indirizzato specialmente ai giovani, è preponderante.

In altri film del genere si sono sempre evidenziati i lati sinistri, brutali e demoniaci del Male, personificato di volta in volta da personaggi diversi.

Stavolta, il Male si presenta sotto forma di gigantesca ILLUSIONE. Un vero e proprio trucco. I danni, le devastazioni, le uccisioni, cioè, ci sono, ma vengono prodotti in maniera totalmente diversa dal solito, in modo che gli “spettatori” popolo siano ingannati sia sulla vera modalità degli accadimenti, sia sulla vera identità del malfattore. Il Male si presenta come Bene.

A mio parere c’è un’evidente richiamo all’attentato delle Torri Gemelle. Come non tutti sanno, è molto probabile l’ipotesi che gran parte di quell’attentato fu un’illusione tramessa via TV. Per chi volesse sincerarsene, vi sono in rete molti video, questo è uno dei link.

Ma questo secondo che fornisco è ancora più completo, forse il migliore e più convincente in circolazione. A mio parere, fuga tutti i dubbi.

Ma, indipendentemente dal collegamento con questo attentato, il film è comunque istruttivo e altamente consigliabile, soprattutto per il pubblico più giovane.

Per di più, vi si notano qua e là citazioni illustri, ad esempio una di Orwell, in “1984”: “La verità oggettiva è un concetto superato”.

Dulcis in fundo, ha importanza centrale, nel film, la storia dell’innamoramento del supereroe (dichiarato quindicenne) con una ragazza della stessa età. E di questi tempi, una storia d’amore fra un uomo e una donna, sia pure poco più che ragazzini, non è da poco.

SATANA IN  SARDEGNA

Morti misteriose, istigazioni al suicidio, e giovani adescati al satanismo nelle campagne sarde, nella denuncia di Marco Meloni

Questa è la facciata frontale della chiesetta di San Rocco, a Collinas, il paese dove vive Marco Meloni. E’ stata restaurata nel 2000 da suo zio. Sono stati messi, nella colonna in pietra, 18 elementi (6+6+6 – 666 è notoriamente il simbolo dell’Anticristo, o Bestia dell’Apocalisse, è dunque il numero satanico per eccellenza). E il giorno di San Rocco, del 1986, è proprio il giorno in cui i satanisti del luogo operarono la loro prima induzione al suicidio. Usano spesso questi simboli, anche numerici. La colonna nella parte posteriore invece ha 11 elementi, e 11 è un altro numero usato frequentemente nei circoli esoterico-massonico-satanici. Ha il significato, per loro, di giustizia, naturalmente giustizia satanica. Anche la data dell’11 settembre 2001, giorno dell’attentato alle Torri Gemelle, opera della Ur-Lodge massonica “Hathor Pentalpha”, ha questo significato esoterico.

INTRODUZIONE

Questo è un documento eccezionale, anche se non è una novità assoluta. E’ infatti un primo riassunto di una vicenda che è stata riportata in una denuncia che è al vaglio della magistratura competente dal 2015. E’ poco nota al pubblico nazionale, ma è importante che venga conosciuta dai più. Documenta come il satanismo non si possa ormai più considerare cosa che riguardi poche persone, ma cominci invece ad assumere preoccupanti caratteri di massa, un virus che comincia a minacciare da vicino, presumibilmente non solo nelle campagne sarde, i nostri giovani. Esserne coscienti e documentati è il primo passo per combattere adeguatamente il fenomeno.

Se DIO vuole, approfondiremo l’argomento in altre puntate.

Ecco la testimonianza di Marco Meloni.

Mi chiamo Marco Meloni e sono nato a Cagliari il 27 aprile 1986.

Se dalla mia data di nascita torno indietro di nove mesi viene fuori che son stato concepito il 31 luglio 1985. Il 31 luglio per i satanisti è giorno di festa (sabba).

Potrebbe sembrare una coincidenza, ma se vado a vedere le date di nascita dei miei familiari viene fuori che mio padre, suo fratello cioè dunque mio zio, e mia cugina, son stati tutti concepiti il 21 marzo che è un altro giorno di sabba. Mia madre per il sabba del 22 novembre. Mia zia per quello del 31 luglio. E così via.

Ma l’esser stati concepiti in giorno di sabba non è una caratteristica solo dei miei famigliari, ma è un fenomeno molto diffuso quantomeno nelle ex province del Medio Campidano e Iglesias-Carbonia. In tutta questa zona i membri delle sette sataniche sono riconoscibili dall’esser stati concepiti, o per un sabba satanico, o il giorno delle feste religiose dei relativi paeselli, questo perché i satanisti, in contrapposizione a molte feste cattoliche, celebrano nello stesso giorno un sabba satanico.

Vi invito, se avete la possibilità, a controllare quanto ho scritto. Se avete la possibilità di conoscere le date di nascita di qualcuno in queste zone della Sardegna del sud (potete chiederglielo con la scusa degli auguri, cercare i post degli auguri sul loro profilo facebook, etc etc) scoprirete che esistono gruppi di persone, spesso imparentate, che sono state concepite o in occasione di un sabba satanico o in occasione di una festa paesana. Se vi capita una persona sola la cui data di concepimento è un sabba, si tratta di una coincidenza; se ve ne capitano tante, imparentate, che si frequentano abitualmente, o della stessa zona, allora la probabilità che queste persone facciano parte di una delle tante sette sataniche del sud Sardegna è quasi certa.

Ma le particolarità nella scelta delle date non sta solo in quelle di nascita, ma anche in quelle di… morte.

Spesso nei riti delle sette sataniche succede che una loro vittima si “suicidi”, e questo a mo’ di “battesimo” per i nuovi adepti.

Solo nel paese dove vivo io, Collinas, che conta 800 abitanti circa abbiamo avuto 3 induzioni a suicidio e la morte di una vittima a cui avevano già fatto induzioni a suicidio senza morte (in pratica uno o più membri della setta fingono di salvarlo mentre tenta il suicidio), tutte o in occasione di feste religiose cattoliche, o in giorno di sabba.

– M.R. è morto il 16 agosto 1986, giorno in cui a Collinas si festeggia San Rocco. Il giorno era sabato. E’ morto per impiccagione.

– T.G. è morto il 21 novembre 1998, giorno prima del sabato in cui i satanisti festeggiano il sabba del 22 novembre. Il giorno era sabato. E’ morto dandosi una fucilata alla testa.

– U.M. è morto il 14 febbraio 2009, giorno di San Valentino, in circostanze poco chiare, ma aveva meno di 40 anni. Il giorno era sabato.

– Sua madre muore l’anno dopo il giorno del Lunedì dell’Angelo 2010. Muore buttandosi in un pozzo.

Collinas, in Sardegna, il paese dove vive Marco Meloni, infestato da una setta satanica

L’ultimo suicidio non è di sabato, ma sempre di giorno festivo, in modo tale che chi in settimana lavora possa assistere al suicidio, che è parte del rituale.

Le prime tre morti sono avvenute tutte in annate nelle quali i sabba del 21 marzo e del 31 ottobre capitano nel week end; in queste annate che capitano in 2 anni consecutivi (esempi: 1986-87; 1992-93; 1998-99; 2003-04; 2008-09; 2014-15) si svolgono le cerimonie in cui vengono “battezzati” i nuovi adepti. Questo perché i nuovi adepti sono tutti tra i 14 e i 19 anni, e se venissero battezzati ogni anno ci sarebbe il rischio di venuta a conoscenza non voluta dell’organizzazione, in quanto i giovani hanno l’attitudine a parlare di una cosa del genere tra loro, e questo inficerebbe il meccanismo psico-pedagogico tramite il quale viene effettuato il rovesciamento dei valori per giovani che sono stati educati come cristiani dalle famiglie e dalla società. Oltretutto, se un gruppo di persone numeroso effettua l’adesione a quest’organizzazione, i meccanismi di resistenza all’indottrinamento vengono meno in quanto “se lo fanno tutti che problema vuoi che ci sia?”.

Di queste 4 vittime uno solo non era seguito dal centro di salute mentale di Sanluri, quello che si è sparato alla testa, perché lasciare nelle mani di un “malato di mente” un calibro 12 da caccia avrebbe potuto generare problemi legali. E’ comunque abbastanza noto che attorno alla sua camera il giorno in cui si è tolto la vita ci fossero nelle vicinanze parecchie persone del paese adolescenti o poco più.

I centri di salute mentale, dove lavorano molti di questi satanisti, forniscono una copertura a queste induzioni al suicidio, facendole passare per il frutto di problemi psichiatrici. Inoltre durante l’arco di vita precedente alla morte delle vittime, queste sono ridotte in schiavitù (art 600 c.p.) e i CSM  locali sono una delle parti che contribuiscono al perpetrarsi di questo crimine.

Il feticismo delle date dei satanisti si manifesta non solo nei concepimenti e nella morte delle loro vittime, ma anche nella morte degli adepti.

Di tanto in tanto compiono riti nei quali alcuni membri, in età avanzata, scelgono di immolarsi per la loro setta.

Sempre a Collinas abbiamo avuto la morte di uno che in giro per il paese aveva la fama di pederasta,  il giorno 11 settembre 2005. Questo feticismo dei numeri sta nella somma della data giorno+mese=11, ed in quella giorno+mese+anno=18(6+6+6). 18 ed 11 sono dei numeri legati al loro esoterismo (666 è notoriamente il numero legato all’Anticristo, alla Bestia dell’Apocalisse, ecc). I numeri che loro considerano sacri o simbolici, o che sono comunque sono legati al loro credo sono, per quanto ne sappia io fino ad oggi nel 2018, 6 (Satana), 8 (Morte), 11 (Giustizia), 13 (Morte), 18 (Satana), 21 (Fortuna).

Il lettore, a prima vista, può avere l’impressione di trovarsi di fronte ad un complottismo esasperato. Ma M.R., ad esempio, morto nel 1986, aveva come somma della data di nascita giorno + mese 8 (Morte) in quanto nato il 22/12/1953.

T.G., morto nel 1998, aveva come somma giorno + mese = 13 (Morte) in quanto nato il 14/08/1968.

U.M., morto nel 2009, aveva come somma 11 (Giustizia), mentre sua madre non aveva questa caratteristica nella data di nascita, in quanto trasferitasi in Sardegna in giovane età da La Spezia.

Io sono nato il 27/04/1986, ed ho subito due tentativi di induzione a suicidio ambedue falliti, uno nel 2004 ed uno nel 2014, ambedue annate i cui sabba del 21 marzo e 31 ottobre capitano nel fine settimana.

E’ anche risultato a me evidente che spesso costoro utilizzano sostanze per anticipare il parto, ed è altrettanto evidente come abbiano avuto, e probabilmente hanno ancora, personale sanitario loro complice. Se si facessero indagini serie sulle assunzioni del personale sanitario che viene assunto nella Asl di Sanluri, si scoprirebbero coincidenze incredibili. Ad esempio, il Direttore Sanitario Franco Cannas (nato il 8/12/1945, somma 11), che lascia la carica di direttore, e poco dopo subentra il figlio (nato il 26/12/1973, quindi concepito il giorno del sabba del 21 marzo)… Insomma, una vera e propria monarchia ereditaria.

Altri aspetti che fanno riflettere sui legami con la sanità sarda delle sette del sud Sardegna, riguardano le vicende che sono seguite al fatto che io nel 2007 abbia conosciuto persone ed organizzazioni che sono venute a conoscenza delle mie vicende, e che ciò quindi aumentava il rischio da parte di chiunque di venire a conoscenza di tutti questi particolari, e dunque anche dell’associazione a delinquere che ne è protagonista.

Ai primi di marzo 2007 avviene questo mio “primo contatto” con queste persone. Pochi mesi dopo, mia madre e suo fratello interrompono contemporaneamente le cure che seguivano fin dagli anni ’80 per la Malattia di Wilson, col risultato che a mia madre subentra una cirrosi irreversibile ma controllabile, mentre suo fratello muore. Il fatto che abbiano abbandonato le cure contemporaneamente non ha però, stranamente, destato nessun sospetto nel personale delle Asl di Sanluri e Cagliari dove erano in cura.

Molto probabilmente sono state una morte ed un invalidità decise a tavolino dalla setta come “pena” per aver lasciato che io spiegassi ad alcune associazioni di cittadini una piccolissima parte dei fatti qui esposti.

Marco Meloni.

Oltre a loro due, anche un parente stretto di un mio zio acquisito si è tolto la vita tramite impiccagione, e anche questo è un fatto inquadrabile anch’esso in quest’ottica. D’altronde, questi signori programmano anche dei suicidi all’interno della loro stessa setta, visto che per i loro membri è abbastanza accettabile il dover morire come “pena” per aver fatto rischiare il carcere a centinaia di persone.

La morte di quest’ultimo, P.S., membro della Brigata Sassari, avvenuta il 27/11/2012 per impiccagione, porta alla luce un modo di agire comune ai satanisti sardi prima di morire (che sia per cause naturali o meno): questi satanisti, conoscendo in anticipo la prossimità della loro morte, prima che questa avvenga si lavorano psicologicamente le future vittime della propria organizzazione, in modo che il loro disturbo mentale, che è una delle cause del loro essere ridotti in schiavitù (art. 600 c.p.), aumenti, per essere poi utilizzato dagli altri membri satanisti che restano in vita. Infatti, ad esempio, P.S., poco prima di morire, ha avvicinato una vittima di Collinas e gli ha detto “me ne andrò prima dei miei genitori”. Pochi giorni dopo si tolse la vita, ma non prima di aver partecipato alla traumatizzazione della stessa futura vittima, avvenuta nelle campagne circostanti, quando gli fecero trovare un cadavere. La frase “me ne andrò prima dei miei genitori” non era casuale, perché la vittima era un conoscente del succitato U.M., morto il giorno di San Valentino del 2009, e che anche lui pronunciò questa frase qualche tempo prima della sua morte.

Questa stessa vittima venne avvicinata dalla persona sopra citata avente fama di pederasta, e morto l’11/09/2005, la quale gli disse di aver avuto rapporti sessuali con sua madre e con sua sorella. Pochi giorni dopo morì. Vista la fama della persona, queste parole, che fossero state corrispondenti al vero oppure no, avevano lo scopo di creare un trauma nella mente di P.P., vittima poi appunto dei satanisti di Collinas. E’ infatti noto che la creazione di traumi è un prerequisito psicologico indispensabile per poter avviare nella psiche della vittima un percorso di riduzione in schiavitù, e non solo.

Anche altre persone, sempre di Collinas, fecero lo stesso lavoro con P.P., prima di morire, ma non qui non mi dilungo oltre.

Sempre allo stesso P.P., poco dopo che un suo cugino di un paese qui vicino, Sardara, si suicidò (quasi sicuramente anche lui vittima dei satanisti; purtroppo non so dove si trovi la sua tomba, ma scommetterei che è morto anche lui di sabato, magari anche di un giorno festivo), venne fatto assistere ad una conversazione, in cui la madre e lo zio affermavano che la morte di suo cugino era colpa sua.

Da parte mia, ho cercato di far capire a queste persone, e nella mia zona sono tante, che hanno subito una cospirazione funzionale al loro sfruttamento a fini satanici, ma è un impresa in cui non sono minimamente riuscito, pur avendoci provato per anni. Il lavaggio del cervello che esse hanno subito è talmente profondo che i giudizi che la setta inculca loro, tramite parenti, conoscenti, autorità di vari tipi, sono impossibili da modificare nemmeno quando vengono messi di fronte alla realtà, che è tutt’altra. Ma se è vero, come è vero, che il lavaggio del cervello che subiscono è talmente profondo che li porta al suicidio, figuriamoci come sia difficile rimuovere certe idee molto meno folli. Io, da solo, non son riuscito a spiegare loro ne la realtà che li circonda, nè la loro condizione, e perciò sono costretto ad aspettare che a parlare di queste cose, oltre a me, siano giudici e magistrati in un tribunale.

La mia prima denuncia, a cui sono seguite integrazioni, è stata dell’8 luglio 2015.

In essa ho fornito più di 5 gigabyte di materiale documentale riguardante i reati di riduzione in schiavitù ai danni di alcune persone del mio paese, più il tentativo fatto nei miei confronti, più varie truffe o tentativi da parte anche di personale del Comune di Collinas, della Asl di Sanluri, di alcune Onlus,  più minacce e violenze nei confronti miei o di cose di mia proprietà. Ad esempio ci sono video nei quali vengo minacciato con una roncola, e video dove mi sfondano il cancello di casa dopo avermi minacciato, ci sono testimonianze di minacce subite da altri, ci sono test antidroga attestanti la presenza di elevatissime quantità di THC (cannabis) somministratemi a mia insaputa nel periodo precedente l’induzione a suicidio da me subita il 22/12/2014, denunciata assieme a quelle avvenute dal 1986 ad oggi a Collinas, e vario altro materiale.

Attendo fiducioso il processo.

N.B.  – Chi vuole, può contattare Marco Meloni sul suo profilo Facebook, o alla sua mail:

marcomeloniposta°gmail.com  .

“DIMENTICATE STARWARS!”

Il terrorismo massonico contro “Guerre Stellari – Rogue One”

Una persona ferita nell’attentato in Florida.
Una persona ferita nell’attentato in Florida.

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Parlano di “sparatoria”. Visto che non è coinvolto alcun “arabo” o “musulmano”. E dunque non deve essere un “attentato”. E invece si tratta di ben altro. Si tratta dell’ennesimo episodio di quella che Papa Francesco ha genialmente definito “la Terza Guerra Mondiale… a pezzi”. E che, nelle intenzioni di chi l’ha progettata e la sta portando avanti, dovrebbe durare molti anni.

All’aeroporto di Fort Lauderdale, in Florida, è andato in scena l’ultimo (speriamo) atto di un episodio non usuale di questa guerra, ma che è comunque di importanza non secondaria, all’interno della guerra di manipolazione mediatica: la guerra contro… un film.

E’ stato arrestato un militare americano di 26 anni, Esteban Santiago, che, secondo alcuni testimoni, indossava una maglietta di “Star Wars”. L’uomo, reduce dalla guerra in Iraq, si era presentato qualche mese ad un centro di assistenza sanitario, sostenendo che la CIA voleva farlo arruolare nell’Isis. Ad un dei TG televisivi di stamane ho sentito con le mie orecchie che l’uomo diceva di “sentire delle voci”. Qui sotto proponiamo alcuni articoli tratti dal web.

Usa, sparatoria all’aeroporto di Fort Lauderdale in Florida. Almeno 5 morti

Sparatoria in aeroporto in Florida Almeno 5 morti, il killer un veterano dell’Iraq: «Ha sparato a caso»

Una sparatoria all’aeroporto provoca morti e feriti in Florida

E, nel caso a qualcuno venga l’idea di togliere qualche articolo scomodo dalla rete, ho salvato l’articolo del Corriere.it , che parla di CIA e ISIS, qui:

Attentato Florida Cia Isis

E’ bene chiarire che nelle prime pagine di tutti, o quasi, i quotidiani di oggi la notizia dell’attentato è praticamente sparita. E ancor più sparita è la notizia della maglietta di “Star Wars”, che invece i telegiornali di ieri sera ripetevano ossessivamente.

Il fatto di “sentire delle voci”, nel campo degli attentati terroristici, non è una novità. Ci sono molti precedenti, in tutto il mondo. Ne abbiamo avuti anche in Italia: l’attentatore al capo del governo, l’uomo che mise una bomba davanti a una scuola in Puglia, l’africano che uccise dei passanti a colpi di machete a Milano, hanno tutti dichiarato agli inquirenti che “sentivano delle voci”. Evidentemente questa è una tecnica di “mind control” (controllo mentale), di cui si ha notizia fin dagli anni Cinquanta, che ormai si è evoluta e raffinata, e che dunque i Signori della Guerra possono usare con notevole facilità. Segnaliamo anche, per chi voglia entrare nell’argomento in maniera “soft”, la lettura di un libro giallo, best-seller di vendite in tutto il mondo, di Donato Carrisi, intitolato “Il Suggeritore”, dove si illustrano, sia pure in maniera romanzata, alcune di queste tecniche di controllo mentale, di cui si hanno documentazioni per fatti analoghi accaduti negli USA.

Ma, siccome tutto, o quasi tutto, quello che passa sui media ha un intento, a volte non chiaro a prima vista, di manipolazione delle masse, che significato può avere la t-shirt di “Star Wars”?

IDDIO ha voluto (e questo è poco ma sicuro, perché “il caso” non esiste, visto che “Non si muove foglia che IDDIO non voglia”) che nei giorni scorsi portassi i miei figli a vedere l’ultimo episodio della saga “Star Wars”, l’ottavo, intitolato “Rogue One”. Praticamente in contemporanea all’uscita del film, abbiamo avuto notizia della morte dell’attrice che impersonava la “Principessa Leila”, personaggio arcinoto, personificazione del BENE, di tutti gli episodi precedenti della saga. E questa mi era sembrata una strana coincidenza.

L’attrice Carrie Fisher, la famosa “Principessa Leila” della saga di “Star Wars”. Come la madre, morta il giorno dopo, non aveva particolari problemi di salute, perché i “problemi di droga” su cui ha insistentemente insistito la grancassa mediatica, non erano recenti.
L’attrice Carrie Fisher, la famosa “Principessa Leila” della saga di “Star Wars”. Come la madre, morta il giorno dopo, non aveva particolari problemi di salute, perché i “problemi di droga” su cui ha insistentemente insistito la grancassa mediatica, non erano recenti.

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Il giorno dopo, arriva la notizia della morte della madre dell’attrice, Debbie Reynolds, anche lei attrice famosa del passato. E queste due notizie sono state reiterate dai mass-media per giorni, in maniera stranamente ossessiva. Ad aumentare il mio turbamento, la considerazione che le due donne, recentemente, non avessero problemi di salute. Ma la notizia del terrorista che indossa la maglietta di “Star Wars” mi ha tolto ogni dubbio.

Come ho cercato di illustrare in molti articoli precedenti su questo sito, la “Terza Guerra Mondiale… a pezzi”, condotta principalmente, ma non solo, con attentati terroristici in tutto il mondo, è opera nella quasi totalità dei casi di una SUPER LOGGIA massonica internazionale (Ur Lodge), fondata nel 1996 da Bush padre e da altri, denominata “Hathor Pentalpha”.

La famigliola dei Bush. L’ultimo a destra, Jeb, è stato sconfitto da Trump nella corsa alle presidenziali americane, nonostante l’appoggio dei “fratelli”
La famigliola dei Bush. L’ultimo a destra, Jeb, è stato sconfitto da Trump nella corsa alle presidenziali americane, nonostante l’appoggio dei “fratelli”

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Questa SUPER LOGGIA (di cui fanno parte Samuel Huntington, autore del saggio “Lo scontro delle civiltà”, politici europei come l’inglese Tony Blair, il francese Sarkoszy, gli italiani Marcello Pera e Antonio Martino, esponenti israeliani, e praticamente tutti gli esponenti arabi delle cosiddette “monarchie del Golfo”, oltre a iraniani come Rafsanjani, e “musulmani” come Osama Bin Laden e il califfo impostore Abu Bakr al-Baghdadi) è responsabile, diretto o indiretto, del 99%  di TUTTO il terrorismo e di TUTTE le guerre che infestano il pianeta dall’11 settembre 2001 (compreso) in poi.

Il libro del massone Gioele Magaldi, “MASSONI – Società a responsabilità illimitata – La scoperta delle UR-Lodges” spiega il tutto molto bene.

Il libro di Gioele Magaldi
Il libro di Gioele Magaldi

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E ci permettiamo di segnalare un altro ottimo libro sull’argomento, uscito recentemente, scritto dal massone Gianfranco Carpeoro, che illustra molto chiaramente l’involuzione della massoneria moderna in senso terroristico. Si chiama “DALLA MASSONERIA AL TERRORISMO”.

Il libro di Carpeoro
Il libro di Carpeoro

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Per chi, in attesa di leggerlo, vuole averne un’idea consigliamo la visione di questo video di presentazione:

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Lo scopo dei criminali della “Hathor Pentalpha” è quello di instaurare il NUOVO ORDINE MONDIALE, che nella loro visione è una società organizzata sul modello feudale, con a capo un tiranno illuminato. Quindi, il creare caos, terrore, disordine e disgregazione sociale IN TUTTO IL MONDO fa parte del programma.

Ma cosa c’entra il film “Star Wars”? Personalmente, non sono mai stato un gran fan di questa saga, ma devo dire che comunque è uno dei pochi film che possiamo tranquillamente far vedere ai nostri figli, in quanto possono imparare, almeno, che in questo mondo c’è il BENE e il MALE. Ci sono i BUONI e i CATTIVI. E di questi tempi, non è poco.

Ma gli ultimi episodi, e segnatamente l’ultimo, contengono dei “segni” particolarmente specifici e riconoscibili, attinenti all’attualità contemporanea. Sono moltissimi, ma citeremo solo i più evidenti.

Il capo militare dei “cattivi”, che va in giro con un mantello bianco, ha un’evidente rassomiglianza con Bush figlio.

Il “colonnello” del MALE.
Il “colonnello” del MALE.

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E il suo superiore assomiglia a Samuel Huntington, il saggista teorizzatore dello “Scontro delle civiltà”, anche lui personaggio importante della succitata “Hathor Pentalpha”.

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Samuel Huntington
Samuel Huntington

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La storia del film mette in scena la solita guerra del BENE contro il male. Però, stavolta, a mio parere, i riferimenti alla realtà sono ancora più marcati.

La “squadra” di combattenti del BENE è molto simile alla “Compagnia dell’Anello” di un altro famoso film, “Il Signore degli Anelli”: uomini e “non uomini”, differenti per etnie e culture, che si uniscono nella lotta contro il MALE.

La “compagnia” del BENE
La “compagnia” del BENE

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Al centro, anche se non è un vero e proprio capo, c’è una bella ragazza, a simboleggiare la necessità, per vincere la guerra, di mettere al primo posto bellezza, misericordia, e valori della famiglia: la ragazza, prigioniera, e che ha dietro una storia familiare, è stata liberata per assumere un ruolo di primo piano nella lotta contro il MALE. Vale a dire, “la misericordia era prigioniera, dimenticata, bisogna liberarla per farne un’arma principe” contro il MALE.

Bellezza, moralità, famiglia, misericordia. Simbolicamente “A capo” della compagnia
Bellezza, moralità, famiglia, misericordia. Simbolicamente “A capo” della compagnia

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Assieme a lei, tra gli altri, un “saggio cinese”, cieco, che combatte, e spara, e uccide i nemici, anche senza “vedere”, a significare il necessario e importante contributo della spiritualità in questa guerra.

Il “monaco”: la spiritualità (religione) come ingrediente necessario nella guerra.
Il “monaco”: la spiritualità (religione) come ingrediente necessario nella guerra.

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E, anche, il solito “estremista”, tra l’altro di colore, di carattere scontroso e intrattabile, che però si rivela alleato coraggioso, leale e importante nella vicenda.

L’”estremista” buono.
L’”estremista” buono.

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E il nemico è lui, IL MALE, nero, senza volto. Che in questo episodio, alla fine viene sconfitto, anche se si sa che la guerra continuerà.

Il MALE. L’Oscurità. Non ha altro scopo che il POTERE e il DENARO, e per ottenerli non ha altro modo che la MORTE. Al fine di regnare su morte e distruzione.
Il MALE. L’Oscurità. Non ha altro scopo che il POTERE e il DENARO, e per ottenerli non ha altro modo che la MORTE. Al fine di regnare su morte e distruzione.

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Per i signori della guerra, dunque, questo messaggio andava contrastato, e in questo senso vanno intese la maglietta del “terrorista” (Star Wars = morte e terrore, dunque negatività), e la “Principessa Leila”, che è MORTA. Che sta a significare che IL BENE NON HA VINTO, PERCHE’ E’ MORTO.

Così si vogliono manipolare le masse, nei tempi della guerra di oggi.

Da parte nostra, da parte di tutti gli uomini e le donne di buona volontà, è arrivato il tempo di capire che dobbiamo organizzarci nella nostra “Compagnia dell’Anello”, per combattere il male e cominciare a costruire una nuova civiltà.

La “Compagnia dell’Anello” del film “Il Signore degli Anelli”
La “Compagnia dell’Anello” del film “Il Signore degli Anelli”

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E, naturalmente, chiariamo, a scanso di equivoci. che si tratta di guerra CULTURALE E POLITICA, dunque tassativamente NON VIOLENTA.

La nostra “Compagnia dell’Anello”
La nostra “Compagnia dell’Anello”

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“TRUTH, IL CORAGGIO DELLA VERITÀ”

Un giornalismo che non esiste quasi più

La locandina del film “Truth – Il coraggio della verità”.

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“Dopo il licenziamento di Mary Mapes, CBS news vinse un Peapody per la sua inchiesta su Abu Ghraib. Quell’inchiesta è considerata uno dei capisaldi del giornalismo dell’ultimo decennio. Mary Mapes non lavora più nel giornalismo televisivo dal 2004”.

Queste parole, su sfondo nero alla fine del film “TRUTH – Il coraggio della verità” ci comunicano un pessimismo quasi mortifero, ma purtroppo realistico, rispetto alla situazione odierna del giornalismo d’inchiesta.

A differenza di “The Post”, il film che parlava di una vittoria di questo tipo di giornalismo, che era riuscito a far pubblicare i famosi “Panama Papers”, che documentavano tutte le menzogne del governo USA, al proprio popolo, sulla guerra in Vietnam, questo film parla invece di una sconfitta.

È infatti la storia di una giornalista televisiva, Mary Mapes, che non ha più potuto fare il suo lavoro.

Perché Truth racconta la storia vera di una giornalista della CBS (impersonata nel film da Cate Blanchett), che fu licenziata dopo aver prodotto un’inchiesta che dimostrava come il futuro presidente George W. Bush, che poi portò gli USA alla guerra contro l’Iraq, causando come sappiamo milioni di morti, non avesse in realtà mai fatto il servizio militare.

La giornalista americana Mary Mapes.

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Dopo, Mary Mapes è diventata scrittrice, e ha pubblicato il libro “Truth and Duty: The Press, the President, and the Privilege of Power”  su quella sua esperienza, ma non ha mai più lavorato come giornalista televisiva.

La copertina di una delle ultime edizioni del libro di Mary Papes, da cui è stato tratto il film.

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E Dan Rather (impersonato da Robert Redford), lo storico conduttore famosissimo in tutto il mondo, che lavorò per 40 anni alla CBS, dopo questi fatti andò in pensione, e oggi è il capo della News and Guts (notizie e fegato), una società di produzione indipendente da lui fondata.

Il conduttore Dan Rather, quando lavorava nella CBS.

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Evidentemente, nella “libera società americana”, coloro che, in teoria, non sono più al potere, sono ancora in sella, anche se non si vedono.

Dan Rather, oggi.

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Per vedere il trailer del film, cliccate qui.

Il film, oltre che per la narrazione di un fatto storico importante, si segnala anche per l’andamento da thriller, molto coinvolgente, e per l’illustrazione molto chiara di come funzionino i meccanismi di controllo dell’informazione (e di punizione di chi non si sottomette) da parte delle élite massoniche al potere.

Un fotogramma del film. L’attrice Cate Blanchett impersona la giornalista Mary Mapes. Ormai, ex giornalista.

PASOLINI E L’ABORTO

“E’ un omicidio”

Pier Paolo Pasolini alla Torre di Chia, nel viterbese.

Comunemente, per quanto valgano poco possano valere ancor oggi le distinzioni fra “destra” e “sinistra”, si ritiene che le persone favorevoli all’aborto siano “di sinistra”, e quelle contrarie, invece, “di destra”.

Pier Paolo Pasolini, anche su questo argomento (in occasione di alcuni fra i tanti referendum proposti negli anni dal Partito Radicale), si dimostrò avversario irrinunciabile di ogni forma di conformismo e di pensiero unico, anche se ai suoi tempi era appena agli albori.

In questo articolo, che fa parte di quella memorabile serie di capolavori di giornalismo d’opinione che furono i suoi “Scritti corsari”, pubblicati sul Corriere della Sera, affonda il coltello proprio in quel conformismo “di sinistra” che lui solo, di formazione culturale fortemente influenzata dal marxismo, vedeva già chiaramente delinearsi.

L’aborto è per lui, preliminarmente e senza dubbio alcuno, una “legalizzazione dell’omicidio”, e questo suo giudizio a riguardo è talmente netto ed inequivocabile che, giudicandolo cosa del tutto ovvia e indiscutibile, passa subito a parlare d’altro.

Quello che era la “sinistra”, in effetti, non poteva e non doveva che essere, per lui, innanzitutto difesa della vita, prima ancora di qualsiasi rivendicazione, vera o presunta che fosse, di libertà individuale.

Fu naturalmente osteggiato da tutti gli esponenti più illustri della “sinistra” di allora, come Alberto Moravia, Italo Calvino, Elsa Morante. La sinistra, che era già “istituzionale” allora, e che si stava già decisamente allontanando dalla autentica vicinanza al popolo. Ma lui, ancor prima di sentire le loro critiche, li aveva già definiti, in fondo all’articolo, “privi della virile e razionale capacità di comprensione”. E scusate se è poco.

Il resto dello scritto, per chi lo leggerà tutto, rappresenta un vero e proprio tuffo nell’intelligenza pura di Pasolini, che nel suo caso, coniugandosi ad una sensibilità e ad una schiettezza umana formidabili, raggiunge livelli a mio parere tuttora ineguagliati, almeno in Italia.

Buona lettura.

Io sono per gli otto referendum del partito radicale, e sarei disposto ad una campagna anche immediata in loro favore. Condivido col partito radicale l’ansia della ratificazione, l’ansia cioè del dar corpo formale a realtà esistenti: che è il primo principio della democrazia. Sono però traumatizzato dalla legalizzazione dell’aborto, perché la considero, come molti, una legalizzazione dell’omicidio. Nei sogni, e nel comportamento quotidiano – cosa comune a tutti gl’uomini – io vivo la mia vita prenatale, la mia felice immersione nelle acque materne: so che là io ero esistente. Mi limito a dir questo, perché, a proposito dell’aborto, ho cose più urgenti da dire. Che la vita è sacra è ovvio: è un principio più forte ancora che ogni principio della democrazia, ed è inutile ripeterlo. La prima cosa che vorrei invece dire è questa: a proposito dell’aborto, è il primo, e l’unico, caso in cui i radicali e tutti gli abortisti democratici più puri e rigorosi, si appellano alla Realpolitik e quindi ricorrono alla prevaricazione “cinica” dei dati di fatto e del buon senso. Se essi si sono posti sempre, anzitutto, e magari idealmente (com’è giusto), il problema di quali siano i “principi reali” da difendere, questa volta non l’hanno fatto. Ora, come essi sanno bene, non c’è un solo caso in cui i “principi reali” coincidano con quelli che la maggioranza considera propri diritti. Nel contesto democratico, si lotta, certo per la maggioranza, ossia per l’intero consorzio civile, ma si trova che la maggioranza, nella sua santità, ha sempre torto: perché il suo conformismo è sempre, per propria natura, brutalmente repressivo.

Perché io considero non “reali” i principi su cui i radicali ed in genere i progressisti (conformisticamente) fondano la loro lotta per la legalizzazione dell’aborto? Per una serie caotica, tumultuosa e emozionante di ragioni. Io so intanto, come ho detto, che la maggioranza è già tutta, potenzialmente, per la legalizzazione dell’aborto (anche se magari nel caso di un nuovo referendum molti voterebbero contro, e la “vittoria” radicale sarebbe meno clamorosa). L’aborto legalizzato è infatti – su questo non c’è dubbio – una enorme comodità per la maggioranza. Soprattutto perché renderebbe ancora più facile il coito – l’accoppiamento eterosessuale – a cui non ci sarebbero più praticamente ostacoli. Ma questa libertà del coito della “coppia” così com’è concepita dalla “maggioranza” – questa meravigliosa permissività nei suoi riguardi – da chi è stata tacitamente voluta, tacitamente promulgata e tacitamente fatta entrare, in modo ormai irreversibile, nelle abitudini? Dal potere dei consumi, dal nuovo fascismo. Esso si è impadronito delle esigenze di libertà, diciamo così, liberali e progressiste e, facendole sue, ha cambiato la loro natura. Oggi la libertà sessuale della maggioranza è in realtà una convenzione, un obbligo, un dovere sociale, un’ansia sociale, una caratteristica irrinunciabile della qualità di vita del consumatore. Insomma, la falsa liberalizzazione del benessere, ne ha creata una altrettanto e forse più insana che quella dei tempi della povertà. Infatti: primo risultato di una libertà sessuale “regalata” dal potere è una vera e propria generale nevrosi. La facilità ha creato l’ossessione; perché è una facilità “indotta” e imposta, derivante dal fatto che la tolleranza del potere riguarda unicamente l’esigenza sessuale espressa dal conformismo della maggioranza. Protegge unicamente la coppia (non solo, naturalmente, matrimoniale): e la coppia ha finito dunque col diventare una condizione parossistica, anziché diventare segno di libertà e felicità (com’era nelle speranze democratiche). Secondo: tutto ciò che sessualmente è “diverso” è invece ignorato e respinto. Con una violenza pari solo a quella nazista dei lager (nessuno ricorda mai, naturalmente, che i sessualmente “diversi” sono finiti là dentro). E’ vero; a parole, il nuovo potere estende la sua tolleranza anche alle minoranze. Non è magari da escludersi che, prima o poi, se ne parli pubblicamente. Del resto le élites sono molto più tolleranti verso le minoranze sessuali che un tempo e certo sinceramente (anche perché ciò gratifica le loro coscienze). In compenso l’enorme maggioranza (la massa: cinquanta milioni di italiani) è divenuta di una intolleranza così rozza, violenta e infame, come non è certo mai successo nella storia italiana. Si è avuto in questi anni, antropologicamente, un enorme fenomeno di abiura: il popolo italiano, insieme alla povertà, non vuole neanche più ricordare la sua “reale” tolleranza: esso, cioé, non vuole più ricordare i due fenomeni che hanno caratterizzato l’intera sua storia. Quella storia che il nuovo potere vuole finita per sempre. E’ questa stessa massa (pronta al ricatto, al pestaggio, al linciaggio delle minoranze) che, per decisione del potere, sta ormai passando sopra la vecchia convenzione clerico-fascista ed è disposta ad accettare la legalizzazione dell’aborto e quindi l’abolizione di ogni ostacolo nel rapporto della coppia consacrata. Ora tutti, dai radicali a Fanfani (che stavolta, precedendo abilmente Andreotti, sta gettando le basi di una sia pur prudentissima abiura teologica, in barba al Vaticano), tutti, dico, quando parlano dell’aborto, omettono di parlare di ciò che logicamente lo precede, cioé il coito. Omissione estremamente significativa. Il coito – con tutta la permissività del mondo – continua a restare tabù, è chiaro. Ma per quanto riguarda i radicali la cosa non si spiega certamente col tabù: essa indica invece l’omissione di un sincero, rigoroso e completo esame politico. Infatti il coito è politico. Dunque non si può parlare politicamente in concreto dell’aborto, senza considerare come politico il coito. Non si possono vedere i segni di una condizione sociale e politica nell’aborto (o nella nascita di nuovi figli) senza vedere gli stessi segni anche nel loro immediato precedente, anzi, nella sua “causa”, nel coito. Ora il coito di oggi sta diventando, politicamente, molto diverso da quello di ieri. Il contesto politico di oggi è già quello della tolleranza (e quindi il coito un obbligo sociale) mentre il contesto politico di ieri era la repressività (e quindi il coito, al di fuori del matrimonio era scandalo). Ecco dunque un primo errore di Realpolitik, di compromesso col buon senso, che io ravviso nell’azione dei radicali e dei progressisti nella loro lotta per la legalizzazione dell’aborto. Essi isolano il problema dell’aborto, coi suoi specifici dati di fatto, e perciò ne danno un’ottica deformata: quella che fa loro comodo (in buona fede, su questo sarebbe folle discutere). Il secondo errore, più grave, è il seguente. I radicali e gli altri progressisti che si battono in prima fila per la legalizzazione dell’aborto – dopo averlo isolato dal coito – lo immettono in una problematica strettamente contingente (nella fattispecie, italiana), e, addirittura, interlocutoria. Lo riducono a un caso di pura praticità, da affrontare appunto con spirito pratico. Ma ciò (come essi sanno bene) è sempre colpevole. Il contesto in cui bisogna inserire il problema dell’aborto è ben più ampio e va ben oltre l’ideologia dei partiti (che distruggerebbero se stessi se l’accettassero: cfr. Breviario di ecologia di Alfredo Todisco). Il contesto in cui va inserito l’aborto è quello appunto ecologico: è la tragedia demografica, che, in un orizzonte ecologico, si presenta come la più grave minaccia alla sopravvivenza dell’umanità. In tale contesto la figura – etica e legale – dell’aborto cambia forma e natura: e, in un certo senso, può anche esserne gratificata una forma di legalizzazione. Se i legislatori non arrivassero sempre in ritardo, e non fossero cupamente sordi all’immaginazione per restare fedeli al loro buon senso e alla propria astrazione pragmatica, potrebbero risolvere tutto rubricando il reato dell’aborto in quello più vasto dell’eutanasia, privilegiandolo di una particolare serie di “attenuanti” di carattere appunto ecologico. Non per questo cesserebbe di essere formalmente un reato e di apparire tale alla coscienza. Ed è questo il principio che i miei amici radicali dovrebbero difendere, anziché buttarsi (con onestà donchisciottesca) in un pasticcio, estremamente sensato ma alquanto pietistico, di ragazze madri o di femministe angosciate in realtà da “altro” (e di più grave e serio). Qual’è il quadro, in realtà, in cui la nuova figura del reato di eutanasia, dovrebbe iscriversi? Eccolo: un tempo la coppia era benedetta, oggi è maledetta. La convenzione e i giornalisti imbecilli continuano a intenerirsi sulla “coppietta” (in tal modo, abominevolmente, la chiamano), non accorgendosi che si tratta di un piccolo patto criminale. E così i matrimoni: un tempo essi erano feste, e la stessa loro istituzionalità – così stupida e sinistra – era meno forte del fatto che lì istituiva, un fatto, appunto, felice, festoso. Ora invece i matrimoni sembrano tutti dei grigi e affettati riti funebri. La ragione di queste cose terribili che dico è chiara: un tempo la “specie” doveva lottare per sopravvivere, quindi le nascite “dovevano” superare le morti. Quindi ogni figlio che un tempo nasceva, essendo garanzia di vita, era benedetto: ogni figlio che invece nasce oggi, è un contributo all’autodistruzione dell’umanità, e quindi è maledetto. Siamo così giunti al paradosso che ciò che si diceva contro natura è naturale, e ciò che si diceva naturale è contro natura. Ricordo che De Marsico (collaboratore del Codice Rocco) in una brillante arringa in difesa di un mio film, ha dato del “porco” a Braibanti dichiarando inammissibile il rapporto omosessuale in quanto inutile alla sopravvivenza della specie: ora, egli, per essere coerente, dovrebbe, in realtà, affermare il contrario: sarebbe il rapporto eterosessuale a configurarsi come un pericolo per la specie, mentre quello omosessuale ne rappresenta una sicurezza. In conclusione: prima dell’universo del parto e dell’aborto c’è l’universo del coito: ed è l’universo del coito a formare e condizionare l’universo del parto e dell’aborto. Chi si occupa politicamente dell’universo del parto e dell’aborto non può considerare ontologico l’universo del coito – e non metterlo dunque in discussione – se non a patto di essere qualunquistico e meschinamente realistico. Ho già abbozzato come si configura oggi in Italia l’universo del coito, ma voglio, per concludere, riassumerlo. Tale universo include una maggioranza totalmente passiva e nel tempo stesso violenta, che considera intoccabili tutte le sue istituzioni, scritte e non scritte. Il suo fondo è tutt’ora clerico-fascista con tutti gl’annessi luoghi comuni. L’idea dell’assoluto privilegio della normalità è tanto naturale quanto volgare e addirittura criminale. Tutto vi è precostituito e conformistico, e si configura come un “diritto”: anche ciò che si oppone a tale “diritto” (compresa la tragicità e il mistero impliciti nell’atto sessuale) viene assunto conformisticamente. Per inerzia la guida di tutta questa violenza maggioritaria è ancora la Chiesa cattolica. Anche nelle sue punte progressiste e avanzate (si legga il capitoletto, atroce, a pag. 323 de La Chiesa e la sessualità del progressista e avanzato S.H. Pfurtner). Senonché… senonché nell’ultimo decennio è intervenuta la civiltà dei consumi, cioé un nuovo potere falsamente tollerante che ha rilanciato in scala enorme la “coppia” privilegiandola di tutti i diritti del suo conformismo. A tale potere non interessa però una coppia creatrice di prole (proletaria), ma una coppia consumatrice (piccolo borghese): in pectore, esso ha già l’idea della legalizzazione dell’aborto (come aveva già l’idea della ratificazione del divorzio). Non mi risulta che gli abortisti, in relazione al problema dell’aborto, abbiano messo in discussione tutto questo. Mi risulta invece che essi, in relazione all’aborto, tacciano del coito, e ne accettino dunque – per Realpolitik, ripeto, in un silenzio dunque diplomatico e dunque colpevole – la sua totale istituzionalità, irremovibile e “naturale”. La mia opinione estremamente ragionevole invece è questa: anzicché lottare contro la società che condanna l’aborto repressivamente, sul piano dell’aborto, bisogna lottare contro tale società sul piano della causa dell’aborto, cioé sul piano del coito. Si tratta – è chiaro – di due lotte “ritardate” : ma almeno quella sul “piano del coito” ha il merito, oltre che di una maggiore logicità e di un maggiore rigore, anche quello di un’infinitamente maggiore potenzialità di implicazioni. C’è da lottare, prima di tutto contro la falsa tolleranza del nuovo potere totalitario dei consumi, distinguendosene con tutta l’indignazione del caso; poi c’è da imporre alla retroguardia, ancora clerico-fascista, di tale potere, tutta una serie di liberalizzazioni “reali” riguardanti appunto il coito (e dunque i suoi effetti): anticoncezionali, pillole, tecniche amatorie diverse, una moderna moralità dell’onore sessuale etc.. Basterebbe che tutto ciò fosse democraticamente diffuso dalla stampa e soprattutto dalla televisione, e il problema dell’aborto verrebbe in sostanza vanificato, pur restando, come deve essere, una colpa, e quindi un problema della coscienza. Tutto ciò è utopistico? E’ folle pensare che una “autorità” compaia al video reclamizzando “diverse” tecniche amatorie? Ebbene, non sono certo gl’uomini con cui io qui polemizzo che debbono spaventarsi di questa difficoltà. Per quanto io ne so, per essi ciò che conta è il rigore del principio di democratico, non il dato di fatto (com’è invece brutalmente, per qualsiasi partito politico). Infine molti – privi della virile e razionale capacità di comprensione – accuseranno questo mio intervento di essere personale, particolare, minoritario. Ebbene?

Pier Paolo Pasolini   (Corriere della Sera, 19 gennaio 1975)

COLPO DI STATO ESOTERICO, IN TEMPO DI ELEZIONI

Davide Astori, David Astor, Salvini, Di Maio, i neri, i musulmani

Davide Astori con la sua maglia, la numero 13. Questo numero ha significati e usi esoterici particolari.
Davide Astori con la sua maglia, la numero 13. Questo numero ha significati e usi esoterici particolari.

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OMICIDIO-SUICIDIO A PONTEDERA

Il giorno delle elezioni, domenica 4 marzo 2018, a Pontedera, un uomo di 97 anni, Giovanni Reali, secondo la versione ufficiale, uccide la moglie, Claudia Priami, 82 anni, colpendola con un cacciavite e poi si uccide lanciandosi dal terzo piano della palazzina in cui abitavano.

Una vicenda originata, dicono, forse dalla disperazione. La donna aveva problemi di salute ed era seguita anche da una badante. Approfittando sembra dell’assenza della badante stessa l’uomo ha agito, ferendo a morte la consorte e quindi lanciandosi nel vuoto.

Tutto senza alcun senso. I vicini descrivono l’uomo come una persona metodica e tranquilla. E oltretutto avrebbe potuto fare il tutto con più sicurezza di notte, essendo a casa sua.

L’omicido è avvenuto in Via Mameli, che è l’autore dell’inno nazionale italiano. Come dire, diamo inizio alle “musiche” italiane. O come dire, quell’Italia non c’è più.

Continua la lettura di COLPO DI STATO ESOTERICO, IN TEMPO DI ELEZIONI

MODENA, 1-7-2017: SI PREPARA UN SACRIFICIO UMANO?

Vasco Rossi e il patto col diavolo

L’intervista del quotidiano “La Stampa” a Vasco Rossi, del 20 giugno 2016.

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Casualmente, il 20 giugno del 2016, acquistai in edicola il quotidiano “La Stampa”, io che da tempo non spendo più soldi per i quotidiani, per non ricordo neanche più che motivo.

Scorrendo nelle pagine interne, fui colpito dalla frase di Vasco, che faceva riferimento ad un “patto col diavolo”. Non avendo mai notato in Vasco riferimenti a Satana e al satanismo (che invece sono ben presenti in molti altri artisti, anche italiani, come ad esempio Zucchero e Piero Pelù coi suoi Litfiba), sono rimasto molto incuriosito dalla cosa, ed ho cominciato ad approfondire.

IL PATTO COL DIAVOLO – La storia secondo la quale molti artisti avrebbero fatto il patto col Diavolo, in cambio di successo e denaro, non è nuova. Molti artisti lo hanno dichiarato, ultimamente anche Katy Perry. Il più famoso ad aver ammesso la cosa è Bob Dylan, in una celebre intervista di qualche anno fa, che potete vedere qui.

Si è parlato e scritto molto, da fonti numerose e diverse, per quanto riguarda gli USA, del fatto che tale patto verrebbe sottoscritto dagli artisti recandosi ad un misterioso “incrocio”. Lo stesso Dylan, in un’altra intervista, ebbe a dire:

“Ero andato al crocevia e avevo fatto il Grande patto, tutto in una sola notte. Quando tornai a Minneapolis si chiedevano: – Ma dov’è stato? – Sei stato al crocevia?”.

Ho sottolineato il “tutto in una sola notte” non a caso, e più avanti capirete il perché.

Per chi vuol avere un approfondimento sul satanismo nella musica, consiglio il documentatissimo “Le origini occulte della musica” di Enrica Perucchietti, UNO Editori, in 3 volumi. E su You Tube, si trovano anche molti filmati su questo tema.

Il libro di Enrica Perucchietti. Questa è la copertina del terzo volume

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Per ora, vale la pena ricordare che il cosiddetto “Patto” col diavolo consiste nel VENDERE a lui la propria anima, in cambio di fama e denaro. E la “vendita” consiste nel fatto che quando il Diavolo si presenta per avere l’anima, bisogna dargliela, cioè acconsentire alla propria morte. Sacrificarsi. Un sacrificio umano per Satana. Come si può leggere anche nel famoso “Faust” di Goethe.

UN RITORNO ALL’INFERNO – Ma Vasco parla di un “un altro” patto col diavolo, nel senso di un nuovo patto, un patto come rinnovato. Dunque, ce n’è stato senz’altro un primo, tempo addietro.

Ora non ascolto più musica, ma da giovane Vasco Rossi era il mio artista preferito, e questa passione mi ha accompagnato a lungo, ed è rimasta una stima per l’artista anche in mancanza di ascolto della sua musica.

Vasco Rossi è sempre stato un artista “nietzschiano”, se così si può dire, sempre in bilico tra bene e male, “senza santi né eroi”, ma il suo successo è dovuto innanzitutto alla sua sincerità, che si percepisce nei testi, e che lui riesce a comunicare in maniera unica al pubblico, con parole allo stesso tempo profonde e semplici. I suoi fans lo percepiscono nitidamente come persona schietta e sincera, non costruita, e lo sentono come “uno di loro”.

La sua carriera, svoltasi nel segno di questo “equilibrio sopra la follia”, come dice in una sua famosa canzone, con la maturità ha cominciato, prima a tratti e poi sempre più chiaramente, a percorrere una via decisamente più “normale”. Nei suoi testi, sempre ribelli, distruttivi e arrabbiati, hanno cominciato ad affiorare considerazioni più umane, con apprezzamenti dapprima discreti, poi più netti, per la vita cosiddetta normale: una relazione stabile, la famiglia, ecc.

Ad esempio, una canzone come “Siamo solo noi”, arrabbiata e senza speranza, eseguita sempre alla fine di ogni concerto prima delle classiche “Vita spericolata” e “Albachiara”, lasciava posto ad un pezzo come “Un senso”, che pur nell’incertezza dell’esistenza declinava all’ottimismo: “Guarda che bel tempo… Domani un altro giorno arriverà…”.

VASCO LIVE KOM 011 – Questo percorso culminava in questo disco registrato dal vivo nel 2011, che in un certo qual modo “perfezionava” in un chiaro punto d’arrivo questo cammino, che era molto evidente già dal disco precedente in studio, “Vivere o niente”.

La copertina del disco dal vivo uscito nel 2012.

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Di quell’ultimo disco risaltano molti brani, tutti pregni di spirito positivo e costruttivo, che si intuisce già dai titoli: “Vivere o niente”, “Starò meglio di così”, e soprattutto “Dici che”, un vero e proprio inno alla unione fra uomo e donna, vista stavolta come stabile, come vero e proprio progetto. Ecco il testo:

“Dici che vuoi parlare,    che non puoi aspettare
Guarda su, c’è anche il sole,    vedi che non si muove
Dici che vuoi cambiare    per amore, per amore
Ma non sai cosa dici,    dopo poi ti pentisci
Guardati, sei un fiore,    cosa vuoi diventare
Dici che vuoi morire    Per amore, per amore
Ma l’amore così NON E’ UN PROGETTO
Non è mai come vuoi tu
Ma l’amore così E’ MALEDETTO
Non sai mai se durerà
Ed è giusto così non fa un difetto
Tutto poi si aggiusterà
E funziona così a questo mondo
Si vedrà…”

Nel disco in studio c’erano anche altre belle canzoni sulla stessa falsariga, già chiara dal titolo, come “Stammi vicino” (da cui fu tratto un video, proprio in occasione del matrimonio tra il suo chitarrista Stef Burns con la soubrette Maddalena Corvaglia) e “Prendi la strada”.

I due CD comprendono poi molte canzoni meno recenti, TUTTE PRESE ACCURATAMENTE dall’elenco delle canzoni POSITIVE. Diamo una rapida occhiata ad  titoli, con brevi cenni ai testi.

  • “GIOCALA”.   “Vai e fottitene dell’orgoglio, ne ha rovinati più lui del petrolio… ci fosse anche solo una possibilità… giocala, giocala, giocala…”.
  • “NON L’HAI MICA CAPITO”.   “Ti voglio bene, non l’hai mica capito, ti voglio bene, lascia stare il vestito, ti voglio bene, non cambiare discorso dai, non scherzare…”.
  • “GUARDA DOVE VAI”.   “Guarda che cielo che hai… guarda dove vai… forse ce la farai…” (nel testo della canzone dal vivo è stata aggiunta la frase “anzi, ce la farai”, che nell’originale non c’è, proprio per rafforzare ancor di più il significato già positivo e ottimista del testo).
  • Eccetera…
Vasco nel “Live Kom Tour 2011”. Immagine positiva e sorridente.

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LA PRESENTAZIONE DELLA BAND – In tutti i suoi concerti, in tutta la sua carriera, Vasco ha poi sempre messo in scena la performance della presentazione della band, con lo scandire nome e cognome di ciascuno dei componenti, a mò di esaltazione e ringraziamento.

In questo disco dal vivo, proprio in coda a “GUARDA DOVE VAI” questa rassegna risulta particolarmente allegra e positiva, e la band viene definita “il più grande gruppo della storia dell’umanità”.

Immagini dei componenti della band. A parte il tastierista Alberto Ronchetti, che da tempo presenta questo look tenebroso e un po’ inquietante, in tutti si nota un normale atteggiamento di musicisti, compreso l’abbigliamento, normalmente casual e variopinto.

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L’OMAGGIO A MASSIMO RIVA – Da molti anni, fin dalla sua tragica morte per overdose di eroina, Vasco, dopo aver passato in rassegna la band, fa un omaggio a Massimo Riva, suo chitarrista e amico fin dagli esordi della carriera. L’omaggio consisteva in un caloroso “Ciao Massimo, sei sempre con noi… Viva Massimo Riva!” urlato a squarciagola, mentre su di uno schermo gigante appariva un’immagine del Riva stesso.

Massimo Riva.

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ALL’IMPROVVISO, LA MALATTIA – Proprio durante il Tour del 2011, da cui è stato tratto il doppio CD live di cui stiamo parlando, Vasco si ammala, gravemente. Ed è costretto a sospendere il tour e poi al ricovero in ospedale. Ci rimarrà alcuni mesi, la malattia era molto seria, e la cura ha avuto bisogno del concorso di molti specialisti diversi.

Endocardite, infezione da stafilococco al cuore. Una cosa non frequente.

In questo periodo, Vasco si rifugia in Facebook, e ha modo di dichiarare che vuole “dimettersi da rockstar”.

IL RITORNO – Nel 2014, esce “SONO INNOCENTE”, album registrato in studio. Contiene brani di entrambe le tipologie di canzoni, quelle pessimiste (Guai, Dannate nuvole, Come vorrei, Quante volte), quelle ottimiste (“Aspettami”, e soprattutto la meravigliosa “Accidenti come sei bella”, un inno alla bellezza e alla femminilità, a mio parere un capolavoro assoluto), e quelle combattive, come “Sono innocente”.

Quest’ultima canzone, che dà il titolo all’album, in particolare, suona un po’ strana. Condotta su un ritmo trascinante e incalzante di un rock duro, parla di qualcuno che minaccia Vasco (“… sparatemi ancora…”), e risulta un po’ anomala in questo periodo di tranquillità e successo per lui. E Vasco vi assume un tono di sfida, invitando il “nemico” a sparargli ancora (“…vediamo chi ha la pelle dura… se cadi come un pollo, o resti in piedi come Rocky…”).  La cosa è stata notata anche da un giornalista de “Il Fatto Quotidiano”, Andrea Scanzi, in un articolo pubblicato il 17 dicembre 2014, e intitolato “Ancora Vasco, l’ex arrabbiato che consola”. Ecco le perplessità, senza dubbio condivisibili, del giornalista:

“- Sparatemi ancora! – canta Vasco… La domanda è: – Vasco, ma chi ti spara più? Hai numeri da capogiro, riempi stadi con ragazzini urlanti al Vangelo del Kom; hai tutta la stampa che conta dalla tua parte; nelle librerie e nelle biblioteche ci sono solo libri agiografici e che parlano di te meglio che di Rimbaud. Chi ti spara, oggi, ancora, Vasco? – . È un aspetto dirimente: il Vasco gioca ancora all’uomo contro, ma nel frattempo tutti o quasi tifano per lui. E dunque non ha più senso, né appare più troppo credibile, essere contro… Vasco è ora più che mai sistema. Non fa più paura a nessuno, anzi è verosimilmente funzionale ad esso…”.

Osservazioni giuste. Ma allora, dato per scontato che Vasco non abbia delle paranoie, chi poteva essere a minacciare Vasco?

La confezione dei cd di “Sono innocente”, per di più, presentava una particolarità: chi acquistava, poteva scegliere tra 3 copertine diverse: nella prima da sinistra, si vede Vasco che cerca come di far luce, con una lampadina, come se volesse interrogare qualcuno; nella seconda sembra invece interrogato da qualcuno, e come in attesa di capire cosa si vuole da lui; nella terza, sempre interrogato, alza le mani come dire “mi arrendo”.

Che significa tutto questo? E perché far scegliere la copertina ai fans? Voleva forse fare una specie di sondaggio? Voleva comunicare qualcosa?

Le tre diverse copertine di “Sono innocente”. Il cliente poteva scegliere fra una di queste tre copertine, al momento dell’acquisto.

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All’interno della confezione, una foto lo ritrae all’interno di una sala per il riconoscimento dei colpevoli da parte dei testimoni, la cosiddetta “stanza dei riconoscimenti”.

Il “fortemente sospettato” Vasco Rossi.

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Questi concetti sono dunque molto insistiti e curati, non paiono affatto indice di umori occasionali. Al contrario, danno proprio l’impressione che Vasco volesse dire qualcosa.

Chi è che aveva “sparato” a Vasco?

TUTTO IN UNA NOTTE – E arriviamo al 2015. Un nuovo tour, cui segue un nuovo doppio cd registrato dal vivo, titolato “Tutto in una notte – Live Kom 015”.

Ed è un Vasco diverso. Molto diverso.

Innanzitutto esaminiamo la copertina. Immagine decisamente “infernale”: luci rosse che ricordano il fuoco, e Vasco con occhiali scuri, giubbotto rosso, con baffi e pizzetto appena accennati, color grigio-bianco. Che, CON ENTRAMBE LE MANI, fa il classico gesto satanico delle corna.

La copertina di “Tutto in una notte”

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Ma di satanico non c’è solo la copertina.

Il titolo, ad esempio. Come abbiamo visto all’inizio del post, “tutto in una notte” è la frase usata da Bob Dylan per descrivere le modalità del suo patto con Satana. Dunque, questo titolo confermerebbe l’affermazione di Vasco stesso, in quell’intervista che più sopra ho proposto. Anzi, è l’intervista, del 2016, a confermare il significato del titolo del CD, che è del 2015: se prima questo titolo poteva passare quasi inosservato, e non presentare un significato particolare, alla luce dell’intervista tutto assume un altro valore. È questo il “nuovo patto col diavolo” di cui parlava nell’intervista? 

Qui sopra, la produzione di Vasco dal 2011 ad oggi, così come viene presentata nel sito ufficiale dell’artista, www.vascorossi.net .    Il “Tutto in una notte- Live Kom 015”, che pure era stato distribuito pure nelle sale cinematografiche, non c’è… Si è voluto, in qualche modo, cancellare una traccia?

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CANZONI DA TENEBRA – L’album è a mio parere il più brutto della discografia di Vasco. È pervaso di buio, violenza, metallicità, pessimismo. Satanismo.

Ma anche senza voler considerare gli aspetti chiaramente satanici, il paragone con “Live Kom 2011”, il live precedente, è agghiacciante. A parte alcuni “classici” onnipresenti, sono spariti tutti gli ottimismi e le indicazioni positive, per far spazio a tutto ciò che può ricordare animalità, perversione, disgregazione, solitudine, disperazione.

Le canzoni “Dici che”, “Vivere o niente”, “Vivere non è facile”, “L’aquilone” sono sparite. E sono state reintrodotte nel repertorio vecchie canzoni che da anni lui non eseguiva, come “Deviazioni” (“quante deviazioni hai…”), “Nessun pericolo per te” (“I wanna drugs… I wanna sex, sex, sex…” che pare anche un riferimento al 666 – six six six – numero notoriamente associato al diavolo), “Mi piaci perché” (“mi piaci perché sei porca… perché sei bugiarda… perché sei bastarda…”), e soprattutto “Siamo solo noi” (“generazione di sconvolti, che non ha più santi né eroi… non abbiamo più niente da dire, dobbiamo solo vomitare…”), che da tempo era stata sostituita nella scaletta da “Un senso”, e che è stata ripescata al posto di quest’ultima.

Ho fatto solo gli esempi più clamorosi, ma un esame attento di tutti i testi e di tutte le canzoni, per chi voglia farlo, confermerebbe tutto ciò. Ci sarebbe da scrivere tre o quattro libri. Io sto sintetizzando per meri motivi di doverosa sintesi.

Anche i componenti della band, fotografati nel libretto interno alla confezione dei cd, tutti in nero tranne uno, presentano espressioni abbastanza truci.

La band, ora, è molto più “scura”.

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C’è anche qualche cambiamento nella band. Non c’è più il batterista, bravissimo, dei tour precedenti (“il batterista dei miei sogni” lo definiva Vasco), che nella foto di cui sopra rideva, sostituito da quello in fondo a destra nella foto qui sopra. E non c’è più il chitarrista storico di Vasco, Maurizio Solieri. C’è stato un litigio, sembra. Ma Solieri dice che a decidere il cambio sia stato il produttore di Vasco, Guido Elmi. Il nuovo chitarrista si chiama Vince Pastano, ed è stato scelto per avere un suono più “metallico”.  Quello che si vede da molte foto, è che ama indossare una maglietta raffigurante il diavolo.

Il chitarrista Vince Pastano con Vasco durante un concerto. In evidenza la t-shirt con raffigurato il diavolo.

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Ma c’è un’altra cosa, molto importante, che è sparita nel cd: la presentazione della band. E con essa, è sparito anche il pluriennale, fraterno omaggio a Massimo Riva.

Perché?

LA RACCOLTA DEFINITIVA – Arriviamo così al 2016, quando esce “Vascononstop” una raccolta, a detta di Vasco stesso in molte interviste, di “tutta la mia produzione”.

La raccolta “Vascononstop” nelle tre versioni

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Ma questo non è vero.

Innanzitutto, vi sono due versioni differenti di questa raccolta in formato cd, oltre alla terza che è in vinile. La prima (mi riferisco qui solo agli audio) consta di 4 cd con 69 canzoni, di cui 4 inedite. La seconda contiene 111 canzoni originali, più le 4 inedite.

Dunque, specialmente la prima versione NON PUO’ contenere tutta la produzione di Vasco.

Ma quello che è più importante, è che IN ENTRAMBE LE VERSIONI, mancano alcune canzoni. E sono proprio le più “positive” e “costruttive” e “romantiche”, come “Aspettami”, “Starò meglio di così”, “Accidenti come sei bella”, e soprattutto “Dici che”, quella che parla del rapporto uomo-donna che deve essere UN PROGETTO. Cioè FAMIGLIA.

EH GIÀ… – Ma perché questa selezione accurata della produzione di Vasco, con l’eliminazione mirata delle canzoni che vanno più in direzione di un chiaro ottimismo, e del progetto-famiglia? Avrà forse a che fare col patto col diavolo?

Intanto in un’altra canzone troviamo un’altra conferma della verità di questo patto, anche se ben mimetizzata. Nella canzone “Eh già” ad un certo punto Vasco dice che “non c’è niente da cambiare”. Questo nella versione in studio. Ma nella versione live tratta dal “Live Kom 011” Vasco dice “… non c’è niente DA SALDARE”. È una differenza abissale. Perché quello che “si salda” (e qui non si intende certamente la saldatura che fa un fabbro) è un conto aperto. Cioè UN PATTO.

Per chi vuole controllare, ecco il video.

La frase “non c’è niente da saldare” si trova al minuto 1.02 circa.

Questa canzone contiene anche la frase sibillina “al diavolo non si vende… si regala!” (ripetuto una seconda volta “al diavolo non si vende”, verso la fine…).

Allora, che può essere successo? Vasco ha deciso di non rispettare più il patto, di fregarsene, e poi… è arrivata la malattia…

Viene il dubbio che questa “malattia” non sia arrivata spontaneamente…

MANIFESTO… – Un’altra canzone che fa, in maniera molto camuffata, riferimento a un patto, è il “Manifesto futurista della nuova umanità”, laddove si ascolta “Ho fatto un patto sai, con le mie emozioni: le lascio vivere, e loro NON MI FANNO FUORI”.

Questa è una frase che, presa letteralmente, NON HA NESSUN SENSO. Perché, per far sì che abbia un senso, si dovrebbe dire “Ho fatto un patto sai, con le mie emozioni: NON le lascio vivere, e loro non mi fanno fuori”. Cioè, se veramente c’è un rischio che le “emozioni” ci possano travolgere (qualsiasi cosa si voglia intendere con questo), l’unica maniera per difendersi è quella di cercare di tenerle a freno o sotto controllo, non certo quella di “lasciarle vivere”!

Dunque, qui abbiamo un’altra conferma del famoso Patto di Vasco. Che non è stato fatto con “le emozioni”, ma col diavolo, come lui stesso ci ha detto molto chiaramente. O con chi, in qualche modo, in carne ed ossa, rappresenta il diavolo.

RI-EPILOGO – Cerchiamo ora di fare il punto, ipotizzando uno svolgimento dei fatti il più possibile coerente con quanto abbiamo scoperto.

La carriera di Vasco Rossi inizia e procede, per molti anni, sopra un equilibrio “nietzschiano” tra ribellione e conformismo, tra eccentricità e normalità. In questo periodo, deve esserci stato il primo “Patto col diavolo”, che gli ha consentito di avere, o lo ha aiutato ad avere, fama e denaro.

Da qualche anno, Vasco comincia, prima sommessamente poi sempre più evidentemente, a mettere, come si suol dire, “la testa a posto”. I testi delle canzoni sono sempre meno “maledetti” e inquieti, e sempre più normali e positivi, più sereni. Sente di aver raggiunto delle certezze, sia pure in ambito esclusivamente privato ed esistenziale, che possono essere utili agli altri, e quindi essere comunicate e gradite come apporto ed incoraggiamento positivo alla vita di tutti.

Ma questo, probabilmente, va in senso contrario al Patto stesso, e Vasco quindi decide, con quali “modalità” di preciso non sappiamo dire, di non rispettarlo più.

L’entità satanica, di qualsiasi cosa si tratti, naturalmente non ci sta. E allora, in maniera più o meno “magica”, arrivano, in sequenza, prima la malattia (al cuore, come dire: “ti abbiamo preso il cuore”, oppure “abbiamo il tuo cuore in mano”), poi la riflessione (“Sono innocente”), e infine il “pentimento”, la marcia indietro, e il nuovo Patto (“Tutto in una notte”).

Poi, il resettaggio di tutta la carriera, con censura e seppellimento dei brani più “positivi”.

E poi?

UN MONDO MIGLIORE – Nella raccolta “Vascononstop” ci sono quattro canzoni inedite. Nella prima di queste, che nelle intenzioni della produzione, come dichiarato spesso, ha il significato di “ultima canzone”, in quanto la lista dei brani va interpretata come procedente a ritroso, dall’ultimo brano (primo della lista) al primo brano della carriera di Vasco (l’ultimo della lista), che si intitola “Un mondo migliore” si parla di una “stazione” dove ci si deve fermare, di un momento che è arrivato, e che non si può rimandare:

“…Non è facile pensare di andar via…
quando passa la NECESSITÀ DI ANDARE…
quando è ora è ora È ORA DI PARTIRE,
E NON PUOI NON PUOI NON PUOI PIÙ RIMANDARE…”.

Questo accenno al “rimandare” fa tornare in mente l’intervista di cui sopra a Bob Dylan, quando l’artista americano dice “… e ora sto cercando di rimandare…”…

Per chi avesse ancora qualche dubbio, si guardi il video di questa canzone, dove a un certo punto si vedono una fila di persone, quasi tutte giovanissime, che si fermano come per aspettare, appunto, un treno che passa (ma non si vede nessun binario, né nessuna stazione), e poi, a un certo punto, svaniscono tutte dentro una luce bianca…

Ecco il video.

E ADESSO, A MODENA? – Per il primo luglio, è previsto a Modena un megaconcerto, che dovrebbe rappresentare la celebrazione della carriera di Vasco. E poi? Ecco cosa ha dichiarato lui, a conclusione di una intervista a “Sette”, il settimanale del Corriere della Sera:

«…Il prossimo primo luglio sarà una grande festa. Farò un concerto lungo, canterò finché avrò fiato; del resto il mio sogno è sempre stato morire sul palco».

Vasco come si presentava in un’intervista recente, che sembra “definitiva” in quanto ripercorre tutta la sua vita, a “Sette”, il settimanale del Corriere della Sera. L’immagine è voluta, non colta od occasionale. Lui ha voluto dare questa immagine di sé.

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Letta superficialmente, sembra una frase tipica, quasi un modo di dire, da non intendersi letteralmente. Ma dopo tutto quanto abbiamo mostrato, potrebbe avere tutt’altro significato.

È arrivato il momento di “saldare” il patto? Vasco ci deve lasciare? Come avverrà questo sacrificio umano?

Ma naturalmente, speriamo di sbagliarci, speriamo di aver preso un abbaglio, speriamo di essere decisamente fuoristrada.

Ma quello che è certo e inoppugnabile, è che Vasco aveva, sia pur tra alti e bassi, intrapreso un percorso in qualche maniera autocritico del suo passato, e si era indirizzato decisamente ed incontrovertibilmente verso un cammino di ottimismo e di volontà di costruzione. Il suo messaggio era diventato, senza ombra di dubbio, decisamente positivo.

Ed è altrettanto certo e inoppugnabile che questo percorso è stato, dapprima, bruscamente interrotto, e poi del tutto abbandonato, e infine addirittura censurato e seppellito.

E questo è indiscutibile quanto inquietante.

Dalla stessa intervista di cui sopra, immagini sorridenti, di un vecchio Vasco che non c’è più.

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UN MONDO OSCURO – Tutto quanto detto, Vasco Rossi a parte, conduce a considerare il cosiddetto “mondo dello spettacolo” come qualcosa di molto più occulto ed infido di quanto possa apparire.

Questo ed altri casi, ci inducono ad invitare tutti gli uomini e le donne di buona volontà a stare lontano da questo mondo, e soprattutto a tenerne lontani i propri figli quanto più è possibile, non tanto con il tenerli all’oscuro di queste cose, ma quanto, appena hanno una sufficiente capacità di comprensione, coll’informarli seriamente sul problema, affinchè lo conoscano, e ne evitino l’influsso nefasto.

Perché la costruzione di una nuova civiltà, comunque la si voglia intendere, non può che passare per la critica e il superamento del cosiddetto “mondo dello spettacolo”, così come oggi è inteso.

COMANDANTE BERGOGLIO

Per la prima volta, un musulmano scrive un libro su un papa cattolico

La copertina del libro.

Già disponibile presso il sito www.youcanprint.it,
e già ordinabile in tute le librerie d’Italia e su Amazon.

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Per la prima volta, un musulmano scrive un libro su un pontefice cattolico.

Il pontificato di Papa Francesco viene visto come un vero e proprio programma politico-sociale universale di liberazione dei popoli dalla dittatura del Pensiero Unico.

L’autore, Massimo Abdul Haqq Zucchi.

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Il libro, già un evento in sé, si pregia della bellissima prefazione di Gianfranco Amato, Presidente dei Giuristi per la Vita, e Segretario Nazionale del Popolo della Famiglia.

Gianfranco Amato.

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Proponiamo ai nostri lettori qui di seguito questa prefazione.

Buona lettura.

PREFAZIONE

di Gianfranco Amato

Questo è il primo libro scritto da un musulmano italiano su Papa Francesco. La sua lettura offre una visione inedita e davvero interessante del Romano Pontefice da parte di una persona di fede islamica. Si tratta di una visione scevra dal paraocchi del pregiudizio ideologico e, quindi, del tutto oggettiva.

Il dato che immediatamente colpisce il lettore è costituito dal fatto che Massimo Abdul Haqq Zucchi nell’approfondita analisi della figura di Francesco, mostra di conoscere e comprendere l’attuale Papa molto più di tanti sedicenti cattolici.

Il suo distacco religioso gli consente una serenità ed un equilibrio di giudizio che molti non si aspetterebbero da un musulmano. In realtà un serio lavoro esegetico delle affermazioni del Santo Padre e un ascolto non prevenuto delle sue parole hanno consentito all’Autore di approfondire, conoscere ed anche apprezzare il vero Bergoglio.

Le pagine di questo libro possono davvero rappresentare un’autentica sorpresa per molti lettori.

Il musulmano che osserva Francesco non è prigioniero degli schemi ideologici di chi vuole inquadrarlo tra i “progressisti” o i “conservatori”, e non conosce la gabbia identificativa giacobina e illuminista della “destra” e della “sinistra”, categorie che, peraltro, non sono automaticamente esportabili nella realtà complessa e sovrannaturale della Chiesa cattolica. Il musulmano che osserva Francesco è talmente libero nel giudizio da saper cogliere nelle parole del Pontefice aspetti che, paradossalmente, molti cattolici non riescono a percepire per stanchezza, per ottusità, per preconcetto, per indolenza, o forse semplicemente per pigrizia mentale. Il musulmano che osserva Francesco è immune dall’arrière-pensée della mentalità occidentale e riesce ad avvertire l’essenza del messaggio che oggi questo Papa si sforza con fatica di comunicare al mondo. Il musulmano che osserva Francesco è totalmente svincolato dalle polemiche torbide e limacciose della politique politicienne.

In questo libro Massimo Abdul Haqq Zucchi centra perfettamente i termini della questione quando spiega che il problema della nostra epoca non è l’Islàm, né tantomeno la sua degenerazione patologica del fondamentalismo armato, alla cui genesi, peraltro, non sono estranee alcune potenze occidentali. Il vero problema sta nella vergognosa sperequazione planetaria tra ricchi e poveri. E’ un fatto che il 10% della popolazione più ricca detenga l’87% della ricchezza mondiale, che il 50% più povero detenga solo lo 0,7% della ricchezza mondiale, e che siano solo otto superPaperoni a detenere la stessa ricchezza di metà dell’umanità. Non solo «questa economia uccide», come afferma Papa Francesco, ma è anche all’origine di quel fenomeno migratorio di massa che sta assumendo sempre più le dimensioni di una catastrofe epocale. Ha ragione Franco Cardini quando afferma che il vero nemico non è l’Islàm, ma è «il verme che sta corrompendo la terra», ovvero «l’ingiusta ripartizione delle ricchezze del pianeta, l’assurdo, osceno squilibrio di una umanità divisa tra pochi ricchi e una sterminata moltitudine di poveri». Secondo lo storico fiorentino, infatti, l’Islàm paventato come una minaccia sta diventando un «dogma laico, diffuso dai Signori della Paura, i quali – per fini economici, ma anche in vista di vantaggi politici ed elettorali – sfruttano le insicurezze e i timori delle persone istigando all’odio».

Massimo Abdul Haqq Zucchi, da musulmano, ci offre un’immagine di Papa Francesco vista dalla prospettiva di una persona che pur non appartenendo alla religione cristiana, riesce comunque a provare una stima profonda per il Capo della Chiesa cattolica. Una stima fondata sulla comune visione antropologica che scaturisce dal diritto naturale e sull’esigenza di una comune battaglia in difesa della vita, della famiglia, della libertà d’educazione.

E Massimo Abdul Haqq Zucchi non è un’eccezione. Sono molti a pensarla come lui nel mondo islamico, che resta pur sempre una realtà poliedrica e multiforme.

Il vero mondo musulmano, in realtà, apprezza gli sforzi che Papa Francesco impiega nel tentativo di scardinare la perniciosa equazione Islàm/terrorismo. Il vero mondo musulmano condivide le coraggiose denunce pubbliche di Papa Francesco contro ogni forma di reificazione della natura umana, di riduzione dell’individuo ad oggetto di transazioni economiche, come ad esempio nella barbara pratica dell’utero in affitto. Il vero mondo musulmano concorda con gli attacchi di Papa Francesco rivolti alle élite plutocratiche che pretendono di imporre la logica del mero sfruttamento in una società cinica e senza Dio. Il vero mondo musulmano approva le invettive di Papa Francesco contro le lobby massonico-mondialiste che pretendono di imporre a livello planetario l’esiziale ideologia del politically correct. Il vero mondo musulmano plaude alle sollecitazioni di Papa Francesco nel difendere la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Il vero mondo musulmano appoggia i ripetuti pronunciamenti di Papa Francesco in favore del diritto di priorità dei genitori nella scelta del genere di educazione da impartire ai propri figli rispetto allo Stato, e i pronunciamenti contro ogni forma d’indottrinamento scolastico da parte del Potere. Il vero mondo musulmano si associa alle battaglie di Papa Francesco contro le ingiustizie sociali dei poteri forti. Il vero mondo musulmano condivide le feroci critiche di Papa Francesco contro l’Europa della burocrazia asfissiante, l’Europa dell’avida finanza, L’Europa dei poteri forti, L’Europa delle consorterie massoniche, l’Europa del positivismo giuridico, l’Europa delle lobby LGBT, l’Europa del risentimento anticristiano, l’Europa del multiculturalismo scriteriato, l’Europa del “neutralismo culturale”, l’Europa senza identità e senza Dio. Il vero mondo musulmano loda le esortazioni di Papa Francesco in favore della libertà di religione, oggi sempre più minacciata da una pericolosa deriva totalitaria di impronta laicista.

Il vero mondo musulmano può arrivare a riconoscere Papa Francesco come un punto di riferimento autorevole, un’autorità morale, una guida ideale, un autentico leader di una sorta di jihād spirituale contro la dittatura del Pensiero Unico e in difesa dell’Uomo. Papa Francesco come condottiero religioso. Papa Francesco come il Comandante Bergoglio.