MODENA, 1-7-2017: SI PREPARA UN SACRIFICIO UMANO?

Vasco Rossi e il patto col diavolo

L’intervista del quotidiano “La Stampa” a Vasco Rossi, del 20 giugno 2016.

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Casualmente, il 20 giugno del 2016, acquistai in edicola il quotidiano “La Stampa”, io che da tempo non spendo più soldi per i quotidiani, per non ricordo neanche più che motivo.

Scorrendo nelle pagine interne, fui colpito dalla frase di Vasco, che faceva riferimento ad un “patto col diavolo”. Non avendo mai notato in Vasco riferimenti a Satana e al satanismo (che invece sono ben presenti in molti altri artisti, anche italiani, come ad esempio Zucchero e Piero Pelù coi suoi Litfiba), sono rimasto molto incuriosito dalla cosa, ed ho cominciato ad approfondire.

IL PATTO COL DIAVOLO – La storia secondo la quale molti artisti avrebbero fatto il patto col Diavolo, in cambio di successo e denaro, non è nuova. Molti artisti lo hanno dichiarato, ultimamente anche Katy Perry. Il più famoso ad aver ammesso la cosa è Bob Dylan, in una celebre intervista di qualche anno fa, che potete vedere qui.

Si è parlato e scritto molto, da fonti numerose e diverse, per quanto riguarda gli USA, del fatto che tale patto verrebbe sottoscritto dagli artisti recandosi ad un misterioso “incrocio”. Lo stesso Dylan, in un’altra intervista, ebbe a dire:

“Ero andato al crocevia e avevo fatto il Grande patto, tutto in una sola notte. Quando tornai a Minneapolis si chiedevano: – Ma dov’è stato? – Sei stato al crocevia?”.

Ho sottolineato il “tutto in una sola notte” non a caso, e più avanti capirete il perché.

Per chi vuol avere un approfondimento sul satanismo nella musica, consiglio il documentatissimo “Le origini occulte della musica” di Enrica Perucchietti, UNO Editori, in 3 volumi. E su You Tube, si trovano anche molti filmati su questo tema.

Il libro di Enrica Perucchietti. Questa è la copertina del terzo volume

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Per ora, vale la pena ricordare che il cosiddetto “Patto” col diavolo consiste nel VENDERE a lui la propria anima, in cambio di fama e denaro. E la “vendita” consiste nel fatto che quando il Diavolo si presenta per avere l’anima, bisogna dargliela, cioè acconsentire alla propria morte. Sacrificarsi. Un sacrificio umano per Satana. Come si può leggere anche nel famoso “Faust” di Goethe.

UN RITORNO ALL’INFERNO – Ma Vasco parla di un “un altro” patto col diavolo, nel senso di un nuovo patto, un patto come rinnovato. Dunque, ce n’è stato senz’altro un primo, tempo addietro.

Ora non ascolto più musica, ma da giovane Vasco Rossi era il mio artista preferito, e questa passione mi ha accompagnato a lungo, ed è rimasta una stima per l’artista anche in mancanza di ascolto della sua musica.

Vasco Rossi è sempre stato un artista “nietzschiano”, se così si può dire, sempre in bilico tra bene e male, “senza santi né eroi”, ma il suo successo è dovuto innanzitutto alla sua sincerità, che si percepisce nei testi, e che lui riesce a comunicare in maniera unica al pubblico, con parole allo stesso tempo profonde e semplici. I suoi fans lo percepiscono nitidamente come persona schietta e sincera, non costruita, e lo sentono come “uno di loro”.

La sua carriera, svoltasi nel segno di questo “equilibrio sopra la follia”, come dice in una sua famosa canzone, con la maturità ha cominciato, prima a tratti e poi sempre più chiaramente, a percorrere una via decisamente più “normale”. Nei suoi testi, sempre ribelli, distruttivi e arrabbiati, hanno cominciato ad affiorare considerazioni più umane, con apprezzamenti dapprima discreti, poi più netti, per la vita cosiddetta normale: una relazione stabile, la famiglia, ecc.

Ad esempio, una canzone come “Siamo solo noi”, arrabbiata e senza speranza, eseguita sempre alla fine di ogni concerto prima delle classiche “Vita spericolata” e “Albachiara”, lasciava posto ad un pezzo come “Un senso”, che pur nell’incertezza dell’esistenza declinava all’ottimismo: “Guarda che bel tempo… Domani un altro giorno arriverà…”.

VASCO LIVE KOM 011 – Questo percorso culminava in questo disco registrato dal vivo nel 2011, che in un certo qual modo “perfezionava” in un chiaro punto d’arrivo questo cammino, che era molto evidente già dal disco precedente in studio, “Vivere o niente”.

La copertina del disco dal vivo uscito nel 2012.

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Di quell’ultimo disco risaltano molti brani, tutti pregni di spirito positivo e costruttivo, che si intuisce già dai titoli: “Vivere o niente”, “Starò meglio di così”, e soprattutto “Dici che”, un vero e proprio inno alla unione fra uomo e donna, vista stavolta come stabile, come vero e proprio progetto. Ecco il testo:

“Dici che vuoi parlare,    che non puoi aspettare
Guarda su, c’è anche il sole,    vedi che non si muove
Dici che vuoi cambiare    per amore, per amore
Ma non sai cosa dici,    dopo poi ti pentisci
Guardati, sei un fiore,    cosa vuoi diventare
Dici che vuoi morire    Per amore, per amore
Ma l’amore così NON E’ UN PROGETTO
Non è mai come vuoi tu
Ma l’amore così E’ MALEDETTO
Non sai mai se durerà
Ed è giusto così non fa un difetto
Tutto poi si aggiusterà
E funziona così a questo mondo
Si vedrà…”

Nel disco in studio c’erano anche altre belle canzoni sulla stessa falsariga, già chiara dal titolo, come “Stammi vicino” (da cui fu tratto un video, proprio in occasione del matrimonio tra il suo chitarrista Stef Burns con la soubrette Maddalena Corvaglia) e “Prendi la strada”.

I due CD comprendono poi molte canzoni meno recenti, TUTTE PRESE ACCURATAMENTE dall’elenco delle canzoni POSITIVE. Diamo una rapida occhiata ad  titoli, con brevi cenni ai testi.

  • “GIOCALA”.   “Vai e fottitene dell’orgoglio, ne ha rovinati più lui del petrolio… ci fosse anche solo una possibilità… giocala, giocala, giocala…”.
  • “NON L’HAI MICA CAPITO”.   “Ti voglio bene, non l’hai mica capito, ti voglio bene, lascia stare il vestito, ti voglio bene, non cambiare discorso dai, non scherzare…”.
  • “GUARDA DOVE VAI”.   “Guarda che cielo che hai… guarda dove vai… forse ce la farai…” (nel testo della canzone dal vivo è stata aggiunta la frase “anzi, ce la farai”, che nell’originale non c’è, proprio per rafforzare ancor di più il significato già positivo e ottimista del testo).
  • Eccetera…
Vasco nel “Live Kom Tour 2011”. Immagine positiva e sorridente.

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LA PRESENTAZIONE DELLA BAND – In tutti i suoi concerti, in tutta la sua carriera, Vasco ha poi sempre messo in scena la performance della presentazione della band, con lo scandire nome e cognome di ciascuno dei componenti, a mò di esaltazione e ringraziamento.

In questo disco dal vivo, proprio in coda a “GUARDA DOVE VAI” questa rassegna risulta particolarmente allegra e positiva, e la band viene definita “il più grande gruppo della storia dell’umanità”.

Immagini dei componenti della band. A parte il tastierista Alberto Ronchetti, che da tempo presenta questo look tenebroso e un po’ inquietante, in tutti si nota un normale atteggiamento di musicisti, compreso l’abbigliamento, normalmente casual e variopinto.

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L’OMAGGIO A MASSIMO RIVA – Da molti anni, fin dalla sua tragica morte per overdose di eroina, Vasco, dopo aver passato in rassegna la band, fa un omaggio a Massimo Riva, suo chitarrista e amico fin dagli esordi della carriera. L’omaggio consisteva in un caloroso “Ciao Massimo, sei sempre con noi… Viva Massimo Riva!” urlato a squarciagola, mentre su di uno schermo gigante appariva un’immagine del Riva stesso.

Massimo Riva.

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ALL’IMPROVVISO, LA MALATTIA – Proprio durante il Tour del 2011, da cui è stato tratto il doppio CD live di cui stiamo parlando, Vasco si ammala, gravemente. Ed è costretto a sospendere il tour e poi al ricovero in ospedale. Ci rimarrà alcuni mesi, la malattia era molto seria, e la cura ha avuto bisogno del concorso di molti specialisti diversi.

Endocardite, infezione da stafilococco al cuore. Una cosa non frequente.

In questo periodo, Vasco si rifugia in Facebook, e ha modo di dichiarare che vuole “dimettersi da rockstar”.

IL RITORNO – Nel 2014, esce “SONO INNOCENTE”, album registrato in studio. Contiene brani di entrambe le tipologie di canzoni, quelle pessimiste (Guai, Dannate nuvole, Come vorrei, Quante volte), quelle ottimiste (“Aspettami”, e soprattutto la meravigliosa “Accidenti come sei bella”, un inno alla bellezza e alla femminilità, a mio parere un capolavoro assoluto), e quelle combattive, come “Sono innocente”.

Quest’ultima canzone, che dà il titolo all’album, in particolare, suona un po’ strana. Condotta su un ritmo trascinante e incalzante di un rock duro, parla di qualcuno che minaccia Vasco (“… sparatemi ancora…”), e risulta un po’ anomala in questo periodo di tranquillità e successo per lui. E Vasco vi assume un tono di sfida, invitando il “nemico” a sparargli ancora (“…vediamo chi ha la pelle dura… se cadi come un pollo, o resti in piedi come Rocky…”).  La cosa è stata notata anche da un giornalista de “Il Fatto Quotidiano”, Andrea Scanzi, in un articolo pubblicato il 17 dicembre 2014, e intitolato “Ancora Vasco, l’ex arrabbiato che consola”. Ecco le perplessità, senza dubbio condivisibili, del giornalista:

“- Sparatemi ancora! – canta Vasco… La domanda è: – Vasco, ma chi ti spara più? Hai numeri da capogiro, riempi stadi con ragazzini urlanti al Vangelo del Kom; hai tutta la stampa che conta dalla tua parte; nelle librerie e nelle biblioteche ci sono solo libri agiografici e che parlano di te meglio che di Rimbaud. Chi ti spara, oggi, ancora, Vasco? – . È un aspetto dirimente: il Vasco gioca ancora all’uomo contro, ma nel frattempo tutti o quasi tifano per lui. E dunque non ha più senso, né appare più troppo credibile, essere contro… Vasco è ora più che mai sistema. Non fa più paura a nessuno, anzi è verosimilmente funzionale ad esso…”.

Osservazioni giuste. Ma allora, dato per scontato che Vasco non abbia delle paranoie, chi poteva essere a minacciare Vasco?

La confezione dei cd di “Sono innocente”, per di più, presentava una particolarità: chi acquistava, poteva scegliere tra 3 copertine diverse: nella prima da sinistra, si vede Vasco che cerca come di far luce, con una lampadina, come se volesse interrogare qualcuno; nella seconda sembra invece interrogato da qualcuno, e come in attesa di capire cosa si vuole da lui; nella terza, sempre interrogato, alza le mani come dire “mi arrendo”.

Che significa tutto questo? E perché far scegliere la copertina ai fans? Voleva forse fare una specie di sondaggio? Voleva comunicare qualcosa?

Le tre diverse copertine di “Sono innocente”. Il cliente poteva scegliere fra una di queste tre copertine, al momento dell’acquisto.

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All’interno della confezione, una foto lo ritrae all’interno di una sala per il riconoscimento dei colpevoli da parte dei testimoni, la cosiddetta “stanza dei riconoscimenti”.

Il “fortemente sospettato” Vasco Rossi.

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Questi concetti sono dunque molto insistiti e curati, non paiono affatto indice di umori occasionali. Al contrario, danno proprio l’impressione che Vasco volesse dire qualcosa.

Chi è che aveva “sparato” a Vasco?

TUTTO IN UNA NOTTE – E arriviamo al 2015. Un nuovo tour, cui segue un nuovo doppio cd registrato dal vivo, titolato “Tutto in una notte – Live Kom 015”.

Ed è un Vasco diverso. Molto diverso.

Innanzitutto esaminiamo la copertina. Immagine decisamente “infernale”: luci rosse che ricordano il fuoco, e Vasco con occhiali scuri, giubbotto rosso, con baffi e pizzetto appena accennati, color grigio-bianco. Che, CON ENTRAMBE LE MANI, fa il classico gesto satanico delle corna.

La copertina di “Tutto in una notte”

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Ma di satanico non c’è solo la copertina.

Il titolo, ad esempio. Come abbiamo visto all’inizio del post, “tutto in una notte” è la frase usata da Bob Dylan per descrivere le modalità del suo patto con Satana. Dunque, questo titolo confermerebbe l’affermazione di Vasco stesso, in quell’intervista che più sopra ho proposto. Anzi, è l’intervista, del 2016, a confermare il significato del titolo del CD, che è del 2015: se prima questo titolo poteva passare quasi inosservato, e non presentare un significato particolare, alla luce dell’intervista tutto assume un altro valore. È questo il “nuovo patto col diavolo” di cui parlava nell’intervista? 

Qui sopra, la produzione di Vasco dal 2011 ad oggi, così come viene presentata nel sito ufficiale dell’artista, www.vascorossi.net .    Il “Tutto in una notte- Live Kom 015”, che pure era stato distribuito pure nelle sale cinematografiche, non c’è… Si è voluto, in qualche modo, cancellare una traccia?

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CANZONI DA TENEBRA – L’album è a mio parere il più brutto della discografia di Vasco. È pervaso di buio, violenza, metallicità, pessimismo. Satanismo.

Ma anche senza voler considerare gli aspetti chiaramente satanici, il paragone con “Live Kom 2011”, il live precedente, è agghiacciante. A parte alcuni “classici” onnipresenti, sono spariti tutti gli ottimismi e le indicazioni positive, per far spazio a tutto ciò che può ricordare animalità, perversione, disgregazione, solitudine, disperazione.

Le canzoni “Dici che”, “Vivere o niente”, “Vivere non è facile”, “L’aquilone” sono sparite. E sono state reintrodotte nel repertorio vecchie canzoni che da anni lui non eseguiva, come “Deviazioni” (“quante deviazioni hai…”), “Nessun pericolo per te” (“I wanna drugs… I wanna sex, sex, sex…” che pare anche un riferimento al 666 – six six six – numero notoriamente associato al diavolo), “Mi piaci perché” (“mi piaci perché sei porca… perché sei bugiarda… perché sei bastarda…”), e soprattutto “Siamo solo noi” (“generazione di sconvolti, che non ha più santi né eroi… non abbiamo più niente da dire, dobbiamo solo vomitare…”), che da tempo era stata sostituita nella scaletta da “Un senso”, e che è stata ripescata al posto di quest’ultima.

Ho fatto solo gli esempi più clamorosi, ma un esame attento di tutti i testi e di tutte le canzoni, per chi voglia farlo, confermerebbe tutto ciò. Ci sarebbe da scrivere tre o quattro libri. Io sto sintetizzando per meri motivi di doverosa sintesi.

Anche i componenti della band, fotografati nel libretto interno alla confezione dei cd, tutti in nero tranne uno, presentano espressioni abbastanza truci.

La band, ora, è molto più “scura”.

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C’è anche qualche cambiamento nella band. Non c’è più il batterista, bravissimo, dei tour precedenti (“il batterista dei miei sogni” lo definiva Vasco), che nella foto di cui sopra rideva, sostituito da quello in fondo a destra nella foto qui sopra. E non c’è più il chitarrista storico di Vasco, Maurizio Solieri. C’è stato un litigio, sembra. Ma Solieri dice che a decidere il cambio sia stato il produttore di Vasco, Guido Elmi. Il nuovo chitarrista si chiama Vince Pastano, ed è stato scelto per avere un suono più “metallico”.  Quello che si vede da molte foto, è che ama indossare una maglietta raffigurante il diavolo.

Il chitarrista Vince Pastano con Vasco durante un concerto. In evidenza la t-shirt con raffigurato il diavolo.

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Ma c’è un’altra cosa, molto importante, che è sparita nel cd: la presentazione della band. E con essa, è sparito anche il pluriennale, fraterno omaggio a Massimo Riva.

Perché?

LA RACCOLTA DEFINITIVA – Arriviamo così al 2016, quando esce “Vascononstop” una raccolta, a detta di Vasco stesso in molte interviste, di “tutta la mia produzione”.

La raccolta “Vascononstop” nelle tre versioni

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Ma questo non è vero.

Innanzitutto, vi sono due versioni differenti di questa raccolta in formato cd, oltre alla terza che è in vinile. La prima (mi riferisco qui solo agli audio) consta di 4 cd con 69 canzoni, di cui 4 inedite. La seconda contiene 111 canzoni originali, più le 4 inedite.

Dunque, specialmente la prima versione NON PUO’ contenere tutta la produzione di Vasco.

Ma quello che è più importante, è che IN ENTRAMBE LE VERSIONI, mancano alcune canzoni. E sono proprio le più “positive” e “costruttive” e “romantiche”, come “Aspettami”, “Starò meglio di così”, “Accidenti come sei bella”, e soprattutto “Dici che”, quella che parla del rapporto uomo-donna che deve essere UN PROGETTO. Cioè FAMIGLIA.

EH GIÀ… – Ma perché questa selezione accurata della produzione di Vasco, con l’eliminazione mirata delle canzoni che vanno più in direzione di un chiaro ottimismo, e del progetto-famiglia? Avrà forse a che fare col patto col diavolo?

Intanto in un’altra canzone troviamo un’altra conferma della verità di questo patto, anche se ben mimetizzata. Nella canzone “Eh già” ad un certo punto Vasco dice che “non c’è niente da cambiare”. Questo nella versione in studio. Ma nella versione live tratta dal “Live Kom 011” Vasco dice “… non c’è niente DA SALDARE”. È una differenza abissale. Perché quello che “si salda” (e qui non si intende certamente la saldatura che fa un fabbro) è un conto aperto. Cioè UN PATTO.

Per chi vuole controllare, ecco il video.

La frase “non c’è niente da saldare” si trova al minuto 1.02 circa.

Questa canzone contiene anche la frase sibillina “al diavolo non si vende… si regala!” (ripetuto una seconda volta “al diavolo non si vende”, verso la fine…).

Allora, che può essere successo? Vasco ha deciso di non rispettare più il patto, di fregarsene, e poi… è arrivata la malattia…

Viene il dubbio che questa “malattia” non sia arrivata spontaneamente…

MANIFESTO… – Un’altra canzone che fa, in maniera molto camuffata, riferimento a un patto, è il “Manifesto futurista della nuova umanità”, laddove si ascolta “Ho fatto un patto sai, con le mie emozioni: le lascio vivere, e loro NON MI FANNO FUORI”.

Questa è una frase che, presa letteralmente, NON HA NESSUN SENSO. Perché, per far sì che abbia un senso, si dovrebbe dire “Ho fatto un patto sai, con le mie emozioni: NON le lascio vivere, e loro non mi fanno fuori”. Cioè, se veramente c’è un rischio che le “emozioni” ci possano travolgere (qualsiasi cosa si voglia intendere con questo), l’unica maniera per difendersi è quella di cercare di tenerle a freno o sotto controllo, non certo quella di “lasciarle vivere”!

Dunque, qui abbiamo un’altra conferma del famoso Patto di Vasco. Che non è stato fatto con “le emozioni”, ma col diavolo, come lui stesso ci ha detto molto chiaramente. O con chi, in qualche modo, in carne ed ossa, rappresenta il diavolo.

RI-EPILOGO – Cerchiamo ora di fare il punto, ipotizzando uno svolgimento dei fatti il più possibile coerente con quanto abbiamo scoperto.

La carriera di Vasco Rossi inizia e procede, per molti anni, sopra un equilibrio “nietzschiano” tra ribellione e conformismo, tra eccentricità e normalità. In questo periodo, deve esserci stato il primo “Patto col diavolo”, che gli ha consentito di avere, o lo ha aiutato ad avere, fama e denaro.

Da qualche anno, Vasco comincia, prima sommessamente poi sempre più evidentemente, a mettere, come si suol dire, “la testa a posto”. I testi delle canzoni sono sempre meno “maledetti” e inquieti, e sempre più normali e positivi, più sereni. Sente di aver raggiunto delle certezze, sia pure in ambito esclusivamente privato ed esistenziale, che possono essere utili agli altri, e quindi essere comunicate e gradite come apporto ed incoraggiamento positivo alla vita di tutti.

Ma questo, probabilmente, va in senso contrario al Patto stesso, e Vasco quindi decide, con quali “modalità” di preciso non sappiamo dire, di non rispettarlo più.

L’entità satanica, di qualsiasi cosa si tratti, naturalmente non ci sta. E allora, in maniera più o meno “magica”, arrivano, in sequenza, prima la malattia (al cuore, come dire: “ti abbiamo preso il cuore”, oppure “abbiamo il tuo cuore in mano”), poi la riflessione (“Sono innocente”), e infine il “pentimento”, la marcia indietro, e il nuovo Patto (“Tutto in una notte”).

Poi, il resettaggio di tutta la carriera, con censura e seppellimento dei brani più “positivi”.

E poi?

UN MONDO MIGLIORE – Nella raccolta “Vascononstop” ci sono quattro canzoni inedite. Nella prima di queste, che nelle intenzioni della produzione, come dichiarato spesso, ha il significato di “ultima canzone”, in quanto la lista dei brani va interpretata come procedente a ritroso, dall’ultimo brano (primo della lista) al primo brano della carriera di Vasco (l’ultimo della lista), che si intitola “Un mondo migliore” si parla di una “stazione” dove ci si deve fermare, di un momento che è arrivato, e che non si può rimandare:

“…Non è facile pensare di andar via…
quando passa la NECESSITÀ DI ANDARE…
quando è ora è ora È ORA DI PARTIRE,
E NON PUOI NON PUOI NON PUOI PIÙ RIMANDARE…”.

Questo accenno al “rimandare” fa tornare in mente l’intervista di cui sopra a Bob Dylan, quando l’artista americano dice “… e ora sto cercando di rimandare…”…

Per chi avesse ancora qualche dubbio, si guardi il video di questa canzone, dove a un certo punto si vedono una fila di persone, quasi tutte giovanissime, che si fermano come per aspettare, appunto, un treno che passa (ma non si vede nessun binario, né nessuna stazione), e poi, a un certo punto, svaniscono tutte dentro una luce bianca…

Ecco il video.

E ADESSO, A MODENA? – Per il primo luglio, è previsto a Modena un megaconcerto, che dovrebbe rappresentare la celebrazione della carriera di Vasco. E poi? Ecco cosa ha dichiarato lui, a conclusione di una intervista a “Sette”, il settimanale del Corriere della Sera:

«…Il prossimo primo luglio sarà una grande festa. Farò un concerto lungo, canterò finché avrò fiato; del resto il mio sogno è sempre stato morire sul palco».

Vasco come si presentava in un’intervista recente, che sembra “definitiva” in quanto ripercorre tutta la sua vita, a “Sette”, il settimanale del Corriere della Sera. L’immagine è voluta, non colta od occasionale. Lui ha voluto dare questa immagine di sé.

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Letta superficialmente, sembra una frase tipica, quasi un modo di dire, da non intendersi letteralmente. Ma dopo tutto quanto abbiamo mostrato, potrebbe avere tutt’altro significato.

È arrivato il momento di “saldare” il patto? Vasco ci deve lasciare? Come avverrà questo sacrificio umano?

Ma naturalmente, speriamo di sbagliarci, speriamo di aver preso un abbaglio, speriamo di essere decisamente fuoristrada.

Ma quello che è certo e inoppugnabile, è che Vasco aveva, sia pur tra alti e bassi, intrapreso un percorso in qualche maniera autocritico del suo passato, e si era indirizzato decisamente ed incontrovertibilmente verso un cammino di ottimismo e di volontà di costruzione. Il suo messaggio era diventato, senza ombra di dubbio, decisamente positivo.

Ed è altrettanto certo e inoppugnabile che questo percorso è stato, dapprima, bruscamente interrotto, e poi del tutto abbandonato, e infine addirittura censurato e seppellito.

E questo è indiscutibile quanto inquietante.

Dalla stessa intervista di cui sopra, immagini sorridenti, di un vecchio Vasco che non c’è più.

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UN MONDO OSCURO – Tutto quanto detto, Vasco Rossi a parte, conduce a considerare il cosiddetto “mondo dello spettacolo” come qualcosa di molto più occulto ed infido di quanto possa apparire.

Questo ed altri casi, ci inducono ad invitare tutti gli uomini e le donne di buona volontà a stare lontano da questo mondo, e soprattutto a tenerne lontani i propri figli quanto più è possibile, non tanto con il tenerli all’oscuro di queste cose, ma quanto, appena hanno una sufficiente capacità di comprensione, coll’informarli seriamente sul problema, affinchè lo conoscano, e ne evitino l’influsso nefasto.

Perché la costruzione di una nuova civiltà, comunque la si voglia intendere, non può che passare per la critica e il superamento del cosiddetto “mondo dello spettacolo”, così come oggi è inteso.