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SATANA IN  SARDEGNA

Morti misteriose, istigazioni al suicidio, e giovani adescati al satanismo nelle campagne sarde, nella denuncia di Marco Meloni

Questa è la facciata frontale della chiesetta di San Rocco, a Collinas, il paese dove vive Marco Meloni. E’ stata restaurata nel 2000 da suo zio. Sono stati messi, nella colonna in pietra, 18 elementi (6+6+6 – 666 è notoriamente il simbolo dell’Anticristo, o Bestia dell’Apocalisse, è dunque il numero satanico per eccellenza). E il giorno di San Rocco, del 1986, è proprio il giorno in cui i satanisti del luogo operarono la loro prima induzione al suicidio. Usano spesso questi simboli, anche numerici. La colonna nella parte posteriore invece ha 11 elementi, e 11 è un altro numero usato frequentemente nei circoli esoterico-massonico-satanici. Ha il significato, per loro, di giustizia, naturalmente giustizia satanica. Anche la data dell’11 settembre 2001, giorno dell’attentato alle Torri Gemelle, opera della Ur-Lodge massonica “Hathor Pentalpha”, ha questo significato esoterico.

INTRODUZIONE

Questo è un documento eccezionale, anche se non è una novità assoluta. E’ infatti un primo riassunto di una vicenda che è stata riportata in una denuncia che è al vaglio della magistratura competente dal 2015. E’ poco nota al pubblico nazionale, ma è importante che venga conosciuta dai più. Documenta come il satanismo non si possa ormai più considerare cosa che riguardi poche persone, ma cominci invece ad assumere preoccupanti caratteri di massa, un virus che comincia a minacciare da vicino, presumibilmente non solo nelle campagne sarde, i nostri giovani. Esserne coscienti e documentati è il primo passo per combattere adeguatamente il fenomeno.

Se DIO vuole, approfondiremo l’argomento in altre puntate.

Ecco la testimonianza di Marco Meloni.

Mi chiamo Marco Meloni e sono nato a Cagliari il 27 aprile 1986.

Se dalla mia data di nascita torno indietro di nove mesi viene fuori che son stato concepito il 31 luglio 1985. Il 31 luglio per i satanisti è giorno di festa (sabba).

Potrebbe sembrare una coincidenza, ma se vado a vedere le date di nascita dei miei familiari viene fuori che mio padre, suo fratello cioè dunque mio zio, e mia cugina, son stati tutti concepiti il 21 marzo che è un altro giorno di sabba. Mia madre per il sabba del 22 novembre. Mia zia per quello del 31 luglio. E così via.

Ma l’esser stati concepiti in giorno di sabba non è una caratteristica solo dei miei famigliari, ma è un fenomeno molto diffuso quantomeno nelle ex province del Medio Campidano e Iglesias-Carbonia. In tutta questa zona i membri delle sette sataniche sono riconoscibili dall’esser stati concepiti, o per un sabba satanico, o il giorno delle feste religiose dei relativi paeselli, questo perché i satanisti, in contrapposizione a molte feste cattoliche, celebrano nello stesso giorno un sabba satanico.

Vi invito, se avete la possibilità, a controllare quanto ho scritto. Se avete la possibilità di conoscere le date di nascita di qualcuno in queste zone della Sardegna del sud (potete chiederglielo con la scusa degli auguri, cercare i post degli auguri sul loro profilo facebook, etc etc) scoprirete che esistono gruppi di persone, spesso imparentate, che sono state concepite o in occasione di un sabba satanico o in occasione di una festa paesana. Se vi capita una persona sola la cui data di concepimento è un sabba, si tratta di una coincidenza; se ve ne capitano tante, imparentate, che si frequentano abitualmente, o della stessa zona, allora la probabilità che queste persone facciano parte di una delle tante sette sataniche del sud Sardegna è quasi certa.

Ma le particolarità nella scelta delle date non sta solo in quelle di nascita, ma anche in quelle di… morte.

Spesso nei riti delle sette sataniche succede che una loro vittima si “suicidi”, e questo a mo’ di “battesimo” per i nuovi adepti.

Solo nel paese dove vivo io, Collinas, che conta 800 abitanti circa abbiamo avuto 3 induzioni a suicidio e la morte di una vittima a cui avevano già fatto induzioni a suicidio senza morte (in pratica uno o più membri della setta fingono di salvarlo mentre tenta il suicidio), tutte o in occasione di feste religiose cattoliche, o in giorno di sabba.

– M.R. è morto il 16 agosto 1986, giorno in cui a Collinas si festeggia San Rocco. Il giorno era sabato. E’ morto per impiccagione.

– T.G. è morto il 21 novembre 1998, giorno prima del sabato in cui i satanisti festeggiano il sabba del 22 novembre. Il giorno era sabato. E’ morto dandosi una fucilata alla testa.

– U.M. è morto il 14 febbraio 2009, giorno di San Valentino, in circostanze poco chiare, ma aveva meno di 40 anni. Il giorno era sabato.

– Sua madre muore l’anno dopo il giorno del Lunedì dell’Angelo 2010. Muore buttandosi in un pozzo.

Collinas, in Sardegna, il paese dove vive Marco Meloni, infestato da una setta satanica

L’ultimo suicidio non è di sabato, ma sempre di giorno festivo, in modo tale che chi in settimana lavora possa assistere al suicidio, che è parte del rituale.

Le prime tre morti sono avvenute tutte in annate nelle quali i sabba del 21 marzo e del 31 ottobre capitano nel week end; in queste annate che capitano in 2 anni consecutivi (esempi: 1986-87; 1992-93; 1998-99; 2003-04; 2008-09; 2014-15) si svolgono le cerimonie in cui vengono “battezzati” i nuovi adepti. Questo perché i nuovi adepti sono tutti tra i 14 e i 19 anni, e se venissero battezzati ogni anno ci sarebbe il rischio di venuta a conoscenza non voluta dell’organizzazione, in quanto i giovani hanno l’attitudine a parlare di una cosa del genere tra loro, e questo inficerebbe il meccanismo psico-pedagogico tramite il quale viene effettuato il rovesciamento dei valori per giovani che sono stati educati come cristiani dalle famiglie e dalla società. Oltretutto, se un gruppo di persone numeroso effettua l’adesione a quest’organizzazione, i meccanismi di resistenza all’indottrinamento vengono meno in quanto “se lo fanno tutti che problema vuoi che ci sia?”.

Di queste 4 vittime uno solo non era seguito dal centro di salute mentale di Sanluri, quello che si è sparato alla testa, perché lasciare nelle mani di un “malato di mente” un calibro 12 da caccia avrebbe potuto generare problemi legali. E’ comunque abbastanza noto che attorno alla sua camera il giorno in cui si è tolto la vita ci fossero nelle vicinanze parecchie persone del paese adolescenti o poco più.

I centri di salute mentale, dove lavorano molti di questi satanisti, forniscono una copertura a queste induzioni al suicidio, facendole passare per il frutto di problemi psichiatrici. Inoltre durante l’arco di vita precedente alla morte delle vittime, queste sono ridotte in schiavitù (art 600 c.p.) e i CSM  locali sono una delle parti che contribuiscono al perpetrarsi di questo crimine.

Il feticismo delle date dei satanisti si manifesta non solo nei concepimenti e nella morte delle loro vittime, ma anche nella morte degli adepti.

Di tanto in tanto compiono riti nei quali alcuni membri, in età avanzata, scelgono di immolarsi per la loro setta.

Sempre a Collinas abbiamo avuto la morte di uno che in giro per il paese aveva la fama di pederasta,  il giorno 11 settembre 2005. Questo feticismo dei numeri sta nella somma della data giorno+mese=11, ed in quella giorno+mese+anno=18(6+6+6). 18 ed 11 sono dei numeri legati al loro esoterismo (666 è notoriamente il numero legato all’Anticristo, alla Bestia dell’Apocalisse, ecc). I numeri che loro considerano sacri o simbolici, o che sono comunque sono legati al loro credo sono, per quanto ne sappia io fino ad oggi nel 2018, 6 (Satana), 8 (Morte), 11 (Giustizia), 13 (Morte), 18 (Satana), 21 (Fortuna).

Il lettore, a prima vista, può avere l’impressione di trovarsi di fronte ad un complottismo esasperato. Ma M.R., ad esempio, morto nel 1986, aveva come somma della data di nascita giorno + mese 8 (Morte) in quanto nato il 22/12/1953.

T.G., morto nel 1998, aveva come somma giorno + mese = 13 (Morte) in quanto nato il 14/08/1968.

U.M., morto nel 2009, aveva come somma 11 (Giustizia), mentre sua madre non aveva questa caratteristica nella data di nascita, in quanto trasferitasi in Sardegna in giovane età da La Spezia.

Io sono nato il 27/04/1986, ed ho subito due tentativi di induzione a suicidio ambedue falliti, uno nel 2004 ed uno nel 2014, ambedue annate i cui sabba del 21 marzo e 31 ottobre capitano nel fine settimana.

E’ anche risultato a me evidente che spesso costoro utilizzano sostanze per anticipare il parto, ed è altrettanto evidente come abbiano avuto, e probabilmente hanno ancora, personale sanitario loro complice. Se si facessero indagini serie sulle assunzioni del personale sanitario che viene assunto nella Asl di Sanluri, si scoprirebbero coincidenze incredibili. Ad esempio, il Direttore Sanitario Franco Cannas (nato il 8/12/1945, somma 11), che lascia la carica di direttore, e poco dopo subentra il figlio (nato il 26/12/1973, quindi concepito il giorno del sabba del 21 marzo)… Insomma, una vera e propria monarchia ereditaria.

Altri aspetti che fanno riflettere sui legami con la sanità sarda delle sette del sud Sardegna, riguardano le vicende che sono seguite al fatto che io nel 2007 abbia conosciuto persone ed organizzazioni che sono venute a conoscenza delle mie vicende, e che ciò quindi aumentava il rischio da parte di chiunque di venire a conoscenza di tutti questi particolari, e dunque anche dell’associazione a delinquere che ne è protagonista.

Ai primi di marzo 2007 avviene questo mio “primo contatto” con queste persone. Pochi mesi dopo, mia madre e suo fratello interrompono contemporaneamente le cure che seguivano fin dagli anni ’80 per la Malattia di Wilson, col risultato che a mia madre subentra una cirrosi irreversibile ma controllabile, mentre suo fratello muore. Il fatto che abbiano abbandonato le cure contemporaneamente non ha però, stranamente, destato nessun sospetto nel personale delle Asl di Sanluri e Cagliari dove erano in cura.

Molto probabilmente sono state una morte ed un invalidità decise a tavolino dalla setta come “pena” per aver lasciato che io spiegassi ad alcune associazioni di cittadini una piccolissima parte dei fatti qui esposti.

Marco Meloni.

Oltre a loro due, anche un parente stretto di un mio zio acquisito si è tolto la vita tramite impiccagione, e anche questo è un fatto inquadrabile anch’esso in quest’ottica. D’altronde, questi signori programmano anche dei suicidi all’interno della loro stessa setta, visto che per i loro membri è abbastanza accettabile il dover morire come “pena” per aver fatto rischiare il carcere a centinaia di persone.

La morte di quest’ultimo, P.S., membro della Brigata Sassari, avvenuta il 27/11/2012 per impiccagione, porta alla luce un modo di agire comune ai satanisti sardi prima di morire (che sia per cause naturali o meno): questi satanisti, conoscendo in anticipo la prossimità della loro morte, prima che questa avvenga si lavorano psicologicamente le future vittime della propria organizzazione, in modo che il loro disturbo mentale, che è una delle cause del loro essere ridotti in schiavitù (art. 600 c.p.), aumenti, per essere poi utilizzato dagli altri membri satanisti che restano in vita. Infatti, ad esempio, P.S., poco prima di morire, ha avvicinato una vittima di Collinas e gli ha detto “me ne andrò prima dei miei genitori”. Pochi giorni dopo si tolse la vita, ma non prima di aver partecipato alla traumatizzazione della stessa futura vittima, avvenuta nelle campagne circostanti, quando gli fecero trovare un cadavere. La frase “me ne andrò prima dei miei genitori” non era casuale, perché la vittima era un conoscente del succitato U.M., morto il giorno di San Valentino del 2009, e che anche lui pronunciò questa frase qualche tempo prima della sua morte.

Questa stessa vittima venne avvicinata dalla persona sopra citata avente fama di pederasta, e morto l’11/09/2005, la quale gli disse di aver avuto rapporti sessuali con sua madre e con sua sorella. Pochi giorni dopo morì. Vista la fama della persona, queste parole, che fossero state corrispondenti al vero oppure no, avevano lo scopo di creare un trauma nella mente di P.P., vittima poi appunto dei satanisti di Collinas. E’ infatti noto che la creazione di traumi è un prerequisito psicologico indispensabile per poter avviare nella psiche della vittima un percorso di riduzione in schiavitù, e non solo.

Anche altre persone, sempre di Collinas, fecero lo stesso lavoro con P.P., prima di morire, ma non qui non mi dilungo oltre.

Sempre allo stesso P.P., poco dopo che un suo cugino di un paese qui vicino, Sardara, si suicidò (quasi sicuramente anche lui vittima dei satanisti; purtroppo non so dove si trovi la sua tomba, ma scommetterei che è morto anche lui di sabato, magari anche di un giorno festivo), venne fatto assistere ad una conversazione, in cui la madre e lo zio affermavano che la morte di suo cugino era colpa sua.

Da parte mia, ho cercato di far capire a queste persone, e nella mia zona sono tante, che hanno subito una cospirazione funzionale al loro sfruttamento a fini satanici, ma è un impresa in cui non sono minimamente riuscito, pur avendoci provato per anni. Il lavaggio del cervello che esse hanno subito è talmente profondo che i giudizi che la setta inculca loro, tramite parenti, conoscenti, autorità di vari tipi, sono impossibili da modificare nemmeno quando vengono messi di fronte alla realtà, che è tutt’altra. Ma se è vero, come è vero, che il lavaggio del cervello che subiscono è talmente profondo che li porta al suicidio, figuriamoci come sia difficile rimuovere certe idee molto meno folli. Io, da solo, non son riuscito a spiegare loro ne la realtà che li circonda, nè la loro condizione, e perciò sono costretto ad aspettare che a parlare di queste cose, oltre a me, siano giudici e magistrati in un tribunale.

La mia prima denuncia, a cui sono seguite integrazioni, è stata dell’8 luglio 2015.

In essa ho fornito più di 5 gigabyte di materiale documentale riguardante i reati di riduzione in schiavitù ai danni di alcune persone del mio paese, più il tentativo fatto nei miei confronti, più varie truffe o tentativi da parte anche di personale del Comune di Collinas, della Asl di Sanluri, di alcune Onlus,  più minacce e violenze nei confronti miei o di cose di mia proprietà. Ad esempio ci sono video nei quali vengo minacciato con una roncola, e video dove mi sfondano il cancello di casa dopo avermi minacciato, ci sono testimonianze di minacce subite da altri, ci sono test antidroga attestanti la presenza di elevatissime quantità di THC (cannabis) somministratemi a mia insaputa nel periodo precedente l’induzione a suicidio da me subita il 22/12/2014, denunciata assieme a quelle avvenute dal 1986 ad oggi a Collinas, e vario altro materiale.

Attendo fiducioso il processo.

N.B.  – Chi vuole, può contattare Marco Meloni sul suo profilo Facebook, o alla sua mail:

marcomeloniposta°gmail.com  .

“TRUTH, IL CORAGGIO DELLA VERITÀ”

Un giornalismo che non esiste quasi più

La locandina del film “Truth – Il coraggio della verità”.

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“Dopo il licenziamento di Mary Mapes, CBS news vinse un Peapody per la sua inchiesta su Abu Ghraib. Quell’inchiesta è considerata uno dei capisaldi del giornalismo dell’ultimo decennio. Mary Mapes non lavora più nel giornalismo televisivo dal 2004”.

Queste parole, su sfondo nero alla fine del film “TRUTH – Il coraggio della verità” ci comunicano un pessimismo quasi mortifero, ma purtroppo realistico, rispetto alla situazione odierna del giornalismo d’inchiesta.

A differenza di “The Post”, il film che parlava di una vittoria di questo tipo di giornalismo, che era riuscito a far pubblicare i famosi “Panama Papers”, che documentavano tutte le menzogne del governo USA, al proprio popolo, sulla guerra in Vietnam, questo film parla invece di una sconfitta.

È infatti la storia di una giornalista televisiva, Mary Mapes, che non ha più potuto fare il suo lavoro.

Perché Truth racconta la storia vera di una giornalista della CBS (impersonata nel film da Cate Blanchett), che fu licenziata dopo aver prodotto un’inchiesta che dimostrava come il futuro presidente George W. Bush, che poi portò gli USA alla guerra contro l’Iraq, causando come sappiamo milioni di morti, non avesse in realtà mai fatto il servizio militare.

La giornalista americana Mary Mapes.

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Dopo, Mary Mapes è diventata scrittrice, e ha pubblicato il libro “Truth and Duty: The Press, the President, and the Privilege of Power”  su quella sua esperienza, ma non ha mai più lavorato come giornalista televisiva.

La copertina di una delle ultime edizioni del libro di Mary Papes, da cui è stato tratto il film.

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E Dan Rather (impersonato da Robert Redford), lo storico conduttore famosissimo in tutto il mondo, che lavorò per 40 anni alla CBS, dopo questi fatti andò in pensione, e oggi è il capo della News and Guts (notizie e fegato), una società di produzione indipendente da lui fondata.

Il conduttore Dan Rather, quando lavorava nella CBS.

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Evidentemente, nella “libera società americana”, coloro che, in teoria, non sono più al potere, sono ancora in sella, anche se non si vedono.

Dan Rather, oggi.

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Per vedere il trailer del film, cliccate qui.

Il film, oltre che per la narrazione di un fatto storico importante, si segnala anche per l’andamento da thriller, molto coinvolgente, e per l’illustrazione molto chiara di come funzionino i meccanismi di controllo dell’informazione (e di punizione di chi non si sottomette) da parte delle élite massoniche al potere.

Un fotogramma del film. L’attrice Cate Blanchett impersona la giornalista Mary Mapes. Ormai, ex giornalista.

IL DESTINO DI MIDA

Gramsci contro l’utero in affitto

 

Antonio Gramsci.

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Pubblichiamo queste brevi ma illuminanti considerazioni di uno dei più lucidi intellettuali italiani degli ultimi due secoli, Antonio Gramsci, sulla barbara pratica dell’utero in affitto.

Come scriveva il fratello che ci ha segnalato questo brano, lo dedichiamo “A tutti quelli che pensano di essere di sinistra perché, con il compagno Nichi Vendola, difendono l’utero in affitto, ossia una pratica abominevole, classista e mercificante”:

«Il dottor Voronoff ha già annunziato la possibilità dell’innesto delle ovaie. Una nuova strada commerciale aperta all’attività esploratrice dell’iniziativa individuale. Le povere fanciulle potranno farsi facilmente una dote. A che serve loro l’organo della maternità? Lo cederanno alla ricca signora infeconda che desidera prole per l’eredità dei sudati risparmi maritali. Le povere fanciulle guadagneranno quattrini e si libereranno di un pericolo. Vendono già ora le bionde capigliature per le teste calve delle cocottes che prendono marito e vogliono entrare nella buona società. Venderanno la possibilità di diventar madri: daranno fecondità alle vecchie gualcite, alle guaste signore che troppo si sono divertite e vogliono ricuperare il numero perduto. I figli nati dopo un innesto? Strani mostri biologici, creature di una nuova razza, merce anch’essi, prodotto genuino dell’azienda dei surrogati umani, necessari per tramandare la stirpe dei pizzicagnoli arricchiti. La vecchia nobiltà aveva indubbiamente maggior buon gusto della classe dirigente che le è successa al potere. Il quattrino deturpa, abbrutisce tutto ciò che cade sotto la sua legge implacabilmente feroce. La vita, tutta la vita, non solo l’attività meccanica degli arti, ma la stessa sorgente fisiologica dell’attività, si distacca dall’anima, e diventa merce da baratto; è il destino di Mida, dalle mani fatate, simbolo del capitalismo moderno».

Antonio Gramsci
(dalla raccolta “Sotto la mole 1916 – 1920”)

Nichi Vendola con suo “marito” e il bambino nato per mezzo della barbara pratica dell’utero in affitto. Si chiama Tobia, ed è condannato, senza colpe, fin dalla nascita, a non avere una madre.

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E rispetto all’immagine qui sopra, riportiamo le parole acute del critico d’arte Vittorio Sgarbi:

“Avvezzo a guardare le immagini della maternità nei dipinti, le Madonne con il bambino di Pietro Lorenzetti, di Piero Della Francesca, di Giovanni Bellini, di Raffaello, di Klimt, di Gino Severini, ho guardato anche mamma Nichi nell’intensità del suo gesto. Ho visto, in modo esclusivo, perfino drammatico, l’amore egoistico, il desiderio di possesso, più ancora che la protezione del bambino. “Nessuno potrà strapparmelo” sembra dire Nichi. E non è l’atteggiamento materno della mamma che sostiene e scalda il bambino nella Natività di Caravaggio a Messina, ma la concentrazione ossessiva e infantile di chi stringe una cosa che non è sua. Il piccolo Tobia appare un capriccio soddisfatto. Nello stringerlo, Nichi sembra dire: “Giù le mani, è mio”. Come direbbe di un orsacchiotto di peluche o di un cagnolino. Nulla di male. Ma il bambino è una persona che ha diritto a una madre, la quale, anzi le quali, peraltro, esistono”.