COMANDANTE BERGOGLIO

Per la prima volta, un musulmano scrive un libro su un papa cattolico

La copertina del libro.

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Per la prima volta, un musulmano scrive un libro su un pontefice cattolico.

Il pontificato di Papa Francesco viene visto come un vero e proprio programma politico-sociale universale di liberazione dei popoli dalla dittatura del Pensiero Unico.

L’autore, Massimo Abdul Haqq Zucchi.

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Il libro, già un evento in sé, si pregia della bellissima prefazione di Gianfranco Amato, Presidente dei Giuristi per la Vita, e Segretario Nazionale del Popolo della Famiglia.

Gianfranco Amato.

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Proponiamo ai nostri lettori qui di seguito questa prefazione.

Buona lettura.

PREFAZIONE

di Gianfranco Amato

Questo è il primo libro scritto da un musulmano italiano su Papa Francesco. La sua lettura offre una visione inedita e davvero interessante del Romano Pontefice da parte di una persona di fede islamica. Si tratta di una visione scevra dal paraocchi del pregiudizio ideologico e, quindi, del tutto oggettiva.

Il dato che immediatamente colpisce il lettore è costituito dal fatto che Massimo Abdul Haqq Zucchi nell’approfondita analisi della figura di Francesco, mostra di conoscere e comprendere l’attuale Papa molto più di tanti sedicenti cattolici.

Il suo distacco religioso gli consente una serenità ed un equilibrio di giudizio che molti non si aspetterebbero da un musulmano. In realtà un serio lavoro esegetico delle affermazioni del Santo Padre e un ascolto non prevenuto delle sue parole hanno consentito all’Autore di approfondire, conoscere ed anche apprezzare il vero Bergoglio.

Le pagine di questo libro possono davvero rappresentare un’autentica sorpresa per molti lettori.

Il musulmano che osserva Francesco non è prigioniero degli schemi ideologici di chi vuole inquadrarlo tra i “progressisti” o i “conservatori”, e non conosce la gabbia identificativa giacobina e illuminista della “destra” e della “sinistra”, categorie che, peraltro, non sono automaticamente esportabili nella realtà complessa e sovrannaturale della Chiesa cattolica. Il musulmano che osserva Francesco è talmente libero nel giudizio da saper cogliere nelle parole del Pontefice aspetti che, paradossalmente, molti cattolici non riescono a percepire per stanchezza, per ottusità, per preconcetto, per indolenza, o forse semplicemente per pigrizia mentale. Il musulmano che osserva Francesco è immune dall’arrière-pensée della mentalità occidentale e riesce ad avvertire l’essenza del messaggio che oggi questo Papa si sforza con fatica di comunicare al mondo. Il musulmano che osserva Francesco è totalmente svincolato dalle polemiche torbide e limacciose della politique politicienne.

In questo libro Massimo Abdul Haqq Zucchi centra perfettamente i termini della questione quando spiega che il problema della nostra epoca non è l’Islàm, né tantomeno la sua degenerazione patologica del fondamentalismo armato, alla cui genesi, peraltro, non sono estranee alcune potenze occidentali. Il vero problema sta nella vergognosa sperequazione planetaria tra ricchi e poveri. E’ un fatto che il 10% della popolazione più ricca detenga l’87% della ricchezza mondiale, che il 50% più povero detenga solo lo 0,7% della ricchezza mondiale, e che siano solo otto superPaperoni a detenere la stessa ricchezza di metà dell’umanità. Non solo «questa economia uccide», come afferma Papa Francesco, ma è anche all’origine di quel fenomeno migratorio di massa che sta assumendo sempre più le dimensioni di una catastrofe epocale. Ha ragione Franco Cardini quando afferma che il vero nemico non è l’Islàm, ma è «il verme che sta corrompendo la terra», ovvero «l’ingiusta ripartizione delle ricchezze del pianeta, l’assurdo, osceno squilibrio di una umanità divisa tra pochi ricchi e una sterminata moltitudine di poveri». Secondo lo storico fiorentino, infatti, l’Islàm paventato come una minaccia sta diventando un «dogma laico, diffuso dai Signori della Paura, i quali – per fini economici, ma anche in vista di vantaggi politici ed elettorali – sfruttano le insicurezze e i timori delle persone istigando all’odio».

Massimo Abdul Haqq Zucchi, da musulmano, ci offre un’immagine di Papa Francesco vista dalla prospettiva di una persona che pur non appartenendo alla religione cristiana, riesce comunque a provare una stima profonda per il Capo della Chiesa cattolica. Una stima fondata sulla comune visione antropologica che scaturisce dal diritto naturale e sull’esigenza di una comune battaglia in difesa della vita, della famiglia, della libertà d’educazione.

E Massimo Abdul Haqq Zucchi non è un’eccezione. Sono molti a pensarla come lui nel mondo islamico, che resta pur sempre una realtà poliedrica e multiforme.

Il vero mondo musulmano, in realtà, apprezza gli sforzi che Papa Francesco impiega nel tentativo di scardinare la perniciosa equazione Islàm/terrorismo. Il vero mondo musulmano condivide le coraggiose denunce pubbliche di Papa Francesco contro ogni forma di reificazione della natura umana, di riduzione dell’individuo ad oggetto di transazioni economiche, come ad esempio nella barbara pratica dell’utero in affitto. Il vero mondo musulmano concorda con gli attacchi di Papa Francesco rivolti alle élite plutocratiche che pretendono di imporre la logica del mero sfruttamento in una società cinica e senza Dio. Il vero mondo musulmano approva le invettive di Papa Francesco contro le lobby massonico-mondialiste che pretendono di imporre a livello planetario l’esiziale ideologia del politically correct. Il vero mondo musulmano plaude alle sollecitazioni di Papa Francesco nel difendere la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Il vero mondo musulmano appoggia i ripetuti pronunciamenti di Papa Francesco in favore del diritto di priorità dei genitori nella scelta del genere di educazione da impartire ai propri figli rispetto allo Stato, e i pronunciamenti contro ogni forma d’indottrinamento scolastico da parte del Potere. Il vero mondo musulmano si associa alle battaglie di Papa Francesco contro le ingiustizie sociali dei poteri forti. Il vero mondo musulmano condivide le feroci critiche di Papa Francesco contro l’Europa della burocrazia asfissiante, l’Europa dell’avida finanza, L’Europa dei poteri forti, L’Europa delle consorterie massoniche, l’Europa del positivismo giuridico, l’Europa delle lobby LGBT, l’Europa del risentimento anticristiano, l’Europa del multiculturalismo scriteriato, l’Europa del “neutralismo culturale”, l’Europa senza identità e senza Dio. Il vero mondo musulmano loda le esortazioni di Papa Francesco in favore della libertà di religione, oggi sempre più minacciata da una pericolosa deriva totalitaria di impronta laicista.

Il vero mondo musulmano può arrivare a riconoscere Papa Francesco come un punto di riferimento autorevole, un’autorità morale, una guida ideale, un autentico leader di una sorta di jihād spirituale contro la dittatura del Pensiero Unico e in difesa dell’Uomo. Papa Francesco come condottiero religioso. Papa Francesco come il Comandante Bergoglio.

 

IL DESTINO DI MIDA

Gramsci contro l’utero in affitto

 

Antonio Gramsci.

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Pubblichiamo queste brevi ma illuminanti considerazioni di uno dei più lucidi intellettuali italiani degli ultimi due secoli, Antonio Gramsci, sulla barbara pratica dell’utero in affitto.

Come scriveva il fratello che ci ha segnalato questo brano, lo dedichiamo “A tutti quelli che pensano di essere di sinistra perché, con il compagno Nichi Vendola, difendono l’utero in affitto, ossia una pratica abominevole, classista e mercificante”:

«Il dottor Voronoff ha già annunziato la possibilità dell’innesto delle ovaie. Una nuova strada commerciale aperta all’attività esploratrice dell’iniziativa individuale. Le povere fanciulle potranno farsi facilmente una dote. A che serve loro l’organo della maternità? Lo cederanno alla ricca signora infeconda che desidera prole per l’eredità dei sudati risparmi maritali. Le povere fanciulle guadagneranno quattrini e si libereranno di un pericolo. Vendono già ora le bionde capigliature per le teste calve delle cocottes che prendono marito e vogliono entrare nella buona società. Venderanno la possibilità di diventar madri: daranno fecondità alle vecchie gualcite, alle guaste signore che troppo si sono divertite e vogliono ricuperare il numero perduto. I figli nati dopo un innesto? Strani mostri biologici, creature di una nuova razza, merce anch’essi, prodotto genuino dell’azienda dei surrogati umani, necessari per tramandare la stirpe dei pizzicagnoli arricchiti. La vecchia nobiltà aveva indubbiamente maggior buon gusto della classe dirigente che le è successa al potere. Il quattrino deturpa, abbrutisce tutto ciò che cade sotto la sua legge implacabilmente feroce. La vita, tutta la vita, non solo l’attività meccanica degli arti, ma la stessa sorgente fisiologica dell’attività, si distacca dall’anima, e diventa merce da baratto; è il destino di Mida, dalle mani fatate, simbolo del capitalismo moderno».

Antonio Gramsci
(dalla raccolta “Sotto la mole 1916 – 1920”)

Nichi Vendola con suo “marito” e il bambino nato per mezzo della barbara pratica dell’utero in affitto. Si chiama Tobia, ed è condannato, senza colpe, fin dalla nascita, a non avere una madre.

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E rispetto all’immagine qui sopra, riportiamo le parole acute del critico d’arte Vittorio Sgarbi:

“Avvezzo a guardare le immagini della maternità nei dipinti, le Madonne con il bambino di Pietro Lorenzetti, di Piero Della Francesca, di Giovanni Bellini, di Raffaello, di Klimt, di Gino Severini, ho guardato anche mamma Nichi nell’intensità del suo gesto. Ho visto, in modo esclusivo, perfino drammatico, l’amore egoistico, il desiderio di possesso, più ancora che la protezione del bambino. “Nessuno potrà strapparmelo” sembra dire Nichi. E non è l’atteggiamento materno della mamma che sostiene e scalda il bambino nella Natività di Caravaggio a Messina, ma la concentrazione ossessiva e infantile di chi stringe una cosa che non è sua. Il piccolo Tobia appare un capriccio soddisfatto. Nello stringerlo, Nichi sembra dire: “Giù le mani, è mio”. Come direbbe di un orsacchiotto di peluche o di un cagnolino. Nulla di male. Ma il bambino è una persona che ha diritto a una madre, la quale, anzi le quali, peraltro, esistono”.